Ramallah, 6 ottobre 2010, Nena News (foto www.multaqa.org)  – Diffusi in questi giorni i risultati di un sondaggio condotto nei gorni successivi alla scadenza della moratoria sulla costruzione delle colonie israeliane illegali: dal 30 settembre al 2 ottobre, su un campione di 1270 palestinesi di eta’ adulta, con interviste faccia a faccia in 127 luoghi scelti in modo del tutto casulae. Il margine di errore, secondo il Dr Khalil Shikaki, direttore del PSR (il centro che ha realizzato il sondaggio) e’ del 3%. Cosi mentre gli Stati Uniti tentano gli ultimi disperati tentativi perche’ il governo israeliano accetti un nuovo congelamento delle colonie per almeno due mesi e mentre nell’incontro con i ministri di martedi, nonostante le aspettative, Netanyahu non abbia neppure minimante accennato alla possibilita’ di interrompere la costruzione delle colonie, ecco quello che vogliono i palestinesi: oltre due terzi, il 66%  chiedono che i negoziati vengano immediatamente interrotti.

 

 Sempre secondo il sondaggio l’equilibrio di poteri tra Fatah e Hams in termini di sostegno popolare, non avrebbe subito grandi modificazioni a partire dall’estate di quest’anno. La popolazione palestinese non serba alcuna ottimistica speranza sulla riconciliazione tra le due forze politiche, nonostante i segnali del recente incontro a Damasco. Meta’ degli intervistati crede che se Hamas vincera’ le prossime elezioni, allora verra’ ancora di piu’ consolidata la separazione tra Cisgiordania e Gaza.

“Tra i palestinesi pervade un senso di inutilita’”, scrive in un suo editoriale il Dr Shikaki, la sensazione crescente di un evitabile fallimento. La sindrome di Sisifo, personaggio della mitologia greca famoso per la pena eterna inflitta dagli dei, quando discese nel Tartaro: costretto a spingere senza sosta un immane macigno. Una punizione inaccetabile, un lavoro inutile e senza speranza.

Cisgiordania e Striscia di Gaza: performance dei governi e liberta’ di espressione

Il 70% degli intervistati a Gaza dichiara che le condizioni nella Striscia sono terribili, contro un 34% che dichiara lo stesso in Cisgiordania. Per quanto riguarda la corruzione, il 70% ha dichiarato che le istituzioni dell’ANP sono corrotte contro il 60% che afferma lo stesso per il governo de facto di  Haniyeh.

Interessanti i dati sulla liberta’ di stampa: il 58% dichiara che c’e’ una dicreta liberta’ di stampa in Cisgiordania (il 32%  dichiara come non vi sia). Ma solo il 36% descrive i processi democratici e i diritti umani come veramente garantiti sotto il Governo di Abbas,  mentre il 33% dice che la situazione di tali diritti e’ pessima. Solo il 30% afferma di poter criticare l’Autorita’ Palestinese senza aver paura, mentre il 65% dice di non poter apertamente criticare l’ANP, senza temere ritorsioni.

A Gaza, il 42% afferma che c’e’ liberta’ di espressione mentre il 43%/ dichiara come non vi sia. Il 66 % della popolazione afferma di non poter criticare le autorita’ senza aver paura delle conseguenze.

Elezioni

Se nuove elezioni presidenziali si svolgessero oggi, e solo due fossero i candidati, Abbas riceverebbe il 57% dei voti e Haniyeh il 36% con una partecipazione totale al voto del 61%. Ma se si tenessero elezioni presidenziali tra Marwan Barghouthi e Haniyeh, il primo otterrebbe il 65% mentre il secondo 30%. In questo caso, il 70% dei palestinesi parteciperebbe al voto.

L’86% crede che se Hamas vincesse le elzioni presidenziali e legislative, ci sarebbe un ulteriore consolidamento dell’assedio su Gaza.  In una domanda aperta agli intervistati su quali siano le priorita’ che l’ANP dovrebbe affrontare, il 26% ha nominato l’assenza di unita’ nazionale, mentre il 15% l’assedio di Gaza e le chiusure imposte da Israele ai confini, il 28% la poverta’ e la disoccupazione, il 16% le colonie e l’occupazione.

Popolarita’ della Turchia: il governo Erdogan perde punti

In una domanda aperta agli intervistati su quale pensano sia il paese che piu’ supporta la causa palestinese, la Turchia e’ stata nominata dal 25% del pubblico interpellato. Seguita da Siria e Iran. La Turchia perde pero’ punti rispetto alla stessa domanda posta a fine giugno (allora il 43% aveva detto la Turchia), sull’onda degli eventi della Mavi Marmara, la nave facente parte del convoglio umanitario Freedom Flotilla. (Nena News)