Nena News
26.06.2012
Olimpiadi: primo palestinese qualificato
Il judoka Maher Abu Rumeileh è il primo palestinese a partecipare per merito. A Londra va per ricordare che la Palestina esiste e resiste.
di Ika Dano

Il drappo del Comitato Olimpico Palestinese
Roma, 25 Giugno 2012, Nena News - "Ho sempre creduto le Olimpiadi fossero un sogno impossibile. Ora, la parola "impossibile" non ha più alcun significato". Così il judoka palestinese Maher Abu Rumeileh saluta sull'agenzia Agence France Press la sua qualifica alle prossime Olimpiadi di Londra come primo atleta palestinese della storia. A ventotto anni, e dopo ventidue anni di allenamenti in un'angusta palestra della città vecchia di Gerusalemme, Abu Rumeileh ha realizzato il sogno di ogni atleta: rappresentare il proprio Paese ai Giochi Olimpici.
Il prossimo 27 luglio a Londra il judoka non sarà il solo a vestire i colori della Palestina, riconosciuta come Stato dal Comitato Olimpico Internazionale (CIO). Con lui ci saranno altri quattro atleti (Baha al-Farra e Wurud Sawalha di Gaza e Nablus per l'atletica leggera; Sabine Hazbun, nuotatrice di Betlemme e Ahmed Jibril, nuotatore attualmente residente in Egitto), che ai Giochi partecipano però su invito onorario del CIO. Sin dalle Olimpiadi di Atlanta del 1996, la bandiera palestinese sventola tra le altre alla cerimonia d'apertura in virtù dell'invito dispensato ad atleti di Paesi instabili politicamente o non ancora riconosciuti dall'ONU, pur non qualificati per merito sportivo. E' questo il successo storico ottenuto da Abu Rumeileh: raggiungere i venti punti necessari ad entrare nella classifica mondiale e conquistare il tatami di diritto.

La qualifica alle Olimpiadi tiene conto dei risultati ottenuti alle competizioni internazionali di judo dal 1 maggio 2010 al 30 aprile 2012, con 22 atleti in campo maschile per ogni categoria di peso per un totale di 154 atleti. Dopo aver brillato al Campionato Mondiale di Judo di due anni fa a Tokio, il judoka palestinese si è qualificato per la categoria 73 kg.
Padre di due figli ed originario di Gerusalemme Est, quando non si allena Abu Rumeileh lavora al suq nel negozio di sciarpe di famiglia. Sin da piccolo ha seguito le orme del padre, accompagnandolo nelle gare di judo in cui anche lui si era fatto un nome. Da anni, va due volte alla settimana nella piccola palestra "Jerusalem Club", in uno dei vicoli della Gerusalemme Est occupata. A poche settimane dalla grande sfida a Londra, ha iniziato ad allenarsi intensamente nella struttura dell'Associazione Giovanile Maschile Cristiana (YMCA), oltre che nella sua palestra abituale. Per ottimizzare spazio - bene prezioso nella parte palestinese della Città Santa, dove la popolazione palestinese ha diritto ad edificare solo sul 13% del territorio annesso illegalmente da Israele nel 1967- di sera si trasforma in sala ricevimenti per matrimoni. Metà materassini colorati, metà sedie accatastate l'una sull'altra."Mi sono appassionato a questo sport - dichiara Abu Rumeileh a Agence France Press - per il suo spirito di combattimento e il senso di disciplina che rappresenta". "Mio padre dice che non sa esprimere l'orgoglio che prova - continua - Sto vivendo il suo sogno".
Un successo non solo personale, ma anche simbolico. Il capo del gruppo olimpionico palestinese Hani al Halabi è raggiante: "Il fatto stesso che un Palestinese vada a Londra in qualità di qualificato - lo riporta Agence France Press - è un grande successo per lo sport palestinese". Che, del resto, risente fortemente delle restrittive politiche israeliane. Come ci tiene a precisare Abu Rumeileh sul portale online Al Anabi, lui stesso ha sempre dovuto auto-finanziarsi senza alcun supporto di istituzioni ufficiali, a corto di risorse. Ricordando inoltre che essere sotto occupazione militare implica che tanti atleti con grandi potenzialità rimangono invece confinati a Gaza o in Cisigordania, impossibilitati a viaggiare dalle autorità israeliane. Proprio per queste difficoltà, la Federazione Palestinese Judo starebbe lottando per ottenere i permessi necessari a creare un centro sportivo di allenamento in Uzbekistan prima dell'inizio delle Olimpiadi.
La speranza di Maher Abu Rumeileh va oltre Londra 2012: "Spero avremo uno stato palestinese libero - dice all'agenzia francese - dove potremo portare, come tutti gli altri stati liberi, allenatori e specialisti dall'estero e potenziare le nostre prestazioni sportive". Intanto sul portale palestinese online Pal48 dichiara: "Non vado (a Londra, ndr) per il mio onore personale, ma per vincere in nome della Palestina. E per lanciare un messaggio a tutto il mondo: la Palestina resiste e lotta nonostante sia sotto una brutale occupazione." Nena News
VIDEO: http://www.al-monitor.com/pulse/video?displayTab=livepulse-palestine-olympics