Nena News
04.10.2012
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Ancora proteste a Ramallah. Criticato Abu Mazen
Un centinaio di persone si sono raccolte a Ramallah per protestare contro gli arresti politici operati dall'Autorità Nazionale Palestinese. E chiedono le dimissioni di Abu Mazen.
Ramallah, 4 ottobre 2012. Nena News - Si sono ritrovati alle 6 del pomeriggio. All'inizio erano in poche decine, ma poi sono diventati un centinaio. Erano lì per protestare contro gli arresti di oltre 130 giovani attivisti operati, nelle scorse settimane, dalle forze di sicurezza Palestinesi. L'obiettivo era arrivare a manifestare sotto gli edifici della Muqata - il quartier generale dell'Autorità Nazionale - ma un massiccio dispiegamento della polizia li ha costretti a fermarsi prima. Ci sono stati attimi di tensione ma poi la situazione si è stabilizzata.

Le manifestazioni degli ultimi mesi hanno avuto come obiettivo gli Accordi di Oslo, vero motivo - a detta degli attivisti - della crisi economica e politica in cui versa la Palestina. Ma se fino ad ora le maggiori critiche erano state mosse verso il primo ministro Salam Fayyad, colpevole di implementare politiche neoliberiste in linea con i dettami di Oslo, adesso vengono scanditi slogan anche contro il presidente Abu Mazen.
Sono sempre di più i palestinesi che considerano la ANP come "un'autorità dittatoriale". Ma se prima erano in pochi ad avere il coraggio di affermarlo pubblicamente adesso il numero di persone è in costante aumento, nonostante la campagna di arresti portata avanti dalle Autorità. Situazione che preoccupa anche Israele, che spaventato dalla crescente crisi di legittimità dell'ANP tra la popolazione, ha garantito aiuti economici alla leadership palestinese.
Esemplare è il comunicato diramato il 2 ottobre dal gruppo Palestinians for Dignity - movimento indipendente molto attivo durante le ultime manifestazioni:
"Anche se gli arresti politici sono un fenomeno che ha accompagnato l'Autorità Palestinese dalla sua istituzione, nel corso degli ultimi anni questo fenomeno è cresciuto ad un ritmo elevato. [...] Tutte le autorità tiranniche credono che l'arresto di dissidenti, attivisti o anche comuni cittadini possa comportare la paura, nel resto della popolazione, di criticare (chi è al potere, ndr). Perciò arrestandone 100 si imprigiona in realtà l'intera popolazione con la paura, facilitando il controllo politico sul paese. Per questo motivo i detenuti politici sono spesso esposti a tortura in prigione (...) come sottolineato dalle organizzazioni per i diritti umani".
Intanto l'Autorità Palestinese cerca di tenere la situazione sotto controllo. Dopo la decisione del primo ministro Fayyad di abbassare i prezzi della benzina, oggi il ministero delle finanze pagherà gli stipendi di agosto ai dipendenti pubblici. Il ministro Rami Mahdawi ha tenuto a sottolineare lo sforzo che l'ANP sta facendo nonostante la difficile crisi di bilancio che sta affrontando negli ultimi mesi.