05 Dicembre 2015
Al-Haq organizzazione per i Diritti Umani di Ramallah ha annunciato la pubblicazione del rapporto “L'annessione dell'energia. sfruttare l'energia ed impedire lo sviluppo di petrolio e gas nei territori Palestinesi occupati”. Il rapporto considera sia la zona marittima di Gaza che la zona di Rantis, nella Cisgiordania, evidenziando la dipendenza da Israele per quanto riguarda le risorse energetiche a cui e' costretta la parte Palestinese. A detta del ministero dell'Economia Palestinese la bolletta energetica costituisce “la più alta voce di debito della Palestina nei confronti di Israele”
La chiusura della striscia di Gaza e' infatti un aspetto della politica energetica di Israele. La piattaforma Mari-B si trova a sole 13 miglia dalla costa di Gaza e la pipeline El-Arish corre lungo tutta la costa Palestinese a 13 miglia dalla costa connettendo Ashkelon in Israele con El-Arish in Egitto. E' a partire dal 2000, anno in cui il giacimento Mari-B fu scoperto, che Israele ha limitato l'attivita' di pesca Palestinese dei gazawi a 6 miglia.
In tutto questo periodo le compagnie Israeliane e statunitensi hanno continuato a sfruttare illegalmente le risorse di gas Palestinesi Nel 2012 la statunitense Noble Energy e l'Israeliana Delek Drilling hanno intensivamente sfruttato il pozzo Noa sul versante Israeliano violando le convenzioni internazionali. Lo sfruttamento accelerato del pozzo Noa porta il danneggiamento dell'intera risorsa..
Shawan Jabarin, Direttore Generale di Al-Haq afferma che ”Lo sfruttamento e la distruzione delle risorse di gas Palestinesi sono una manifesta violazione delle norme e rientrano del crimine di guerra di saccheggio” e che “le compagnie Egiziane, Giordane Europee ed internazionali che comprano gas attraversso la rete Israeliana sicuramente continueranno ad appoggiare la chiusura illegale di Gaza e l'oppressione della popolazione Palestinese”
(trad e sintesi di Claudio Lombardi)