Gli impedimenti allo sviluppo della tecnologia dell'informazione (ICT) Palestinese - Israele raccoglie là dove i Palestinesi hanno seminato

https://al-shabaka.org/briefs/ict-the-shackled-engine-of-palestines-development/

da un report pubblicato a novembre di: Nur Arafeh, Wassim Abdullah, and Sam Bahour analisti di Al-Shabaka

Nell'estate 2015 fu annunciato che Israele ed Autorità Palestinese avevano raggiunto un accordo sulle frequenze necessarie ai sistemi e servizi 3G, cioè servizi evoluti per PC e cellulari e forse anche 4G.

Non si è capito perché Israele avesse deciso di essere così ben disposta dopo che dall'occupazione del 1967 controllava strettamente il settore ICT(Tecnologie dell'Informazione), rastrellando miliardi, in violazione alle leggi internazionali. Probabilmente Nethanyau aveva pensato di promuovere una “pace economica” al posto di un riconoscimento dei diritti dei Palestinesi. Quel che è chiaro è che l'economia Palestinese ha pagato un prezzo assai alto per il fatto di non poter sfruttare le proprie risorse ICT. La stima è che gli operatore Palestinesi abbiano perso dai $80 to $100 all'anno per la mancanza di servizi 3G.

Il Ruolo critico dell'ICT e quadro legale L'ICT è il pilastro per lo sviluppo di tutte le attività produttive, amministrative e gestionali, con un rapporto stimato di 1 a 3: un posto di lavoro nell'ICT ne crea 3 in altri settori.

L'ICT potrebbe costituire un importante strumento di integrazione tra West Bank e Striscia di Gaza. Potendo poi il software essere sviluppato e diffuso da qualsivoglia luogo, l'ICT potrebbe essere lo strumento per superare le molte restrizioni alla mobilità imposte dall'occupazione.

La Commissione per lo sviluppo Digitale nel 2011 ha emesso una dichiarazione, sostenuta da ITU(Unione Internazionale delle Telecomunicazioni) e dall'UNESCO, con cui indica le comunicazioni come diritto e sollecita l'accesso alle infrastrutture a larga banda come priorità assoluta.

In base alle leggi internazionali Israele, come potenza occupante, è obbligata ad assicurare il welfare della popolazione occupata e “in nessun caso Israele o la sua popolazione è autorizzata a trarre beneficio dall'occupazione”. Lo sviluppo Palestinese fu riconosciuto tra i diritti umani negli accordi di Oslo del 1993.

Le restrizioni all'accesso alle frequenze Vi sono operatori Palestinesi nell'ICT ma ad essi la banda larga viene assegnata da Israele col contagocce. La figura indica come per lo stesso numero di utenti vi sia una sproporzione tra la banda assegnata alle Palestinesi Jawwa, Wataniya Mobile e la Israeliana Cellcom.

I sistemi 2G disponibili ai Palestinesi non sono in grado di fornire servizi di qualità in particolare sugli smartphones, con servizi quali GPS, Paypal. Per questi occorrono infatti servizi 3G i quali richiedono un maggiore accesso alle frequenze.

Gli operatori Israeliani raccolgono là dove i Palestinesi hanno seminato Gli operatori Israeliani sono in condizione di offrire a clienti Palestinesi migliori servizi approfittando dei vantaggi dell'occupazione: gli operatori isareliani hanno costruito ripetitori 3G nelle colonie illegali e sulle cime di colline della Palestina Occupata e spesso su proprietà Palestinesi.

Gli operatori Israeliani vendono SIM cards 3G e 4G nella Palestina Occupata succhiando fette di mercato Internet ai Palestinesi, in quanto i servizi Israeliani risultano meno costosi. Tale porzione sottratta viene stimata sul 20% del mercato con una perun valore dai $80 ai $100 milioni all'anno.

Inoltre, l'assenza di servizi 3G e 4G impedisce l'innovazione tecnocnologica del terroritio, anche laddove vi sono iniziative di pregio quali l'incubatore Gaza Sky Geeks .

Trasmissioni radio Sul piano della radiodiffusione, il trasmettitore a modulazione di ampiezza (AM) di Ramallah distrutto da Israele durante la Seconda Intifada aveva il Kuwait disponibile a ricostruirlo, ma Israele si oppose, limitando le trasmissioni Palestinesi solo a quelle in modulazione di frequenza (FM). Ciò costituisce un ulteriore impedimento in quanto mentre le trasmissioni in AM possono coprire un vasto territorio, la trasmissioni in FM vengono facilmente ostacolate da colline od aree costruite. Nel contempo, Israele trasmette invece in territorio Palestinese senza limiti.

Il controllo soffocante sulle infrastrutture e sulle dotazioni essenziali Israele non solo restringe lo spettro di frequenze ai Palestinesi ma ha anche il completo controllo delle comunicazioni internazionali, negando ai Palestinesi di darsi strutture proprie quali cavi sottomarini, stazioni satellitari a terra e sistemi in fibra ottica, contravvenendo alle risoluzioni 12,18 e 125 dell'ITU.

Gli operatori Palestinesi hanno di conseguenza dovuto, per accedere all'esterno, costruirsi delle strutture di gateway al di fuori della Palestina.

Ciò ha conseguenza non solo per le comunicazioni tra la Palestina Occupata ed il resto del mondo, ma anche all'interno della Palestina stessa, tra west Bank , Gerusalemme Est e Gaza.

Gli operatori Palestinesi non sono autorizzati ad avere nemmeno centrali nell'area A, quella di controllo solo Palestinese secondo gli accordi di Oslo. Ciò ha obbligato Jawwal a collocare le sue centrali a Londra ed in Giordania, mentre Wtaniya Mobile ce le ha a Gerusalemme Est, sotto controllo Israeliano.

Con il pretesto di test di conformità e controlli di sicurezza i Palestinesi subiscono lunghi ritardi, come nel quando nel 2009 Wataniya Mobile intendeva iniziare ad operare, le sue dotazioni ICT furono tenute in dogana per oltre 5 mesi.

Poichè un operatore di cellulari Palestinese non ha copertura per una chiamata tra Ranallah e Nablus, deve ricorrere alle reti Israeliane. Al contrario, gli operatori Israeliani godono della copertura su molte città Palestinesi, ottenendone un ulteriore vantaggio economico.

(Sintesi e trad. Claudio Lombardi)