“IL MANIFESTO” del 29.07.2016
sintesi da: Michele Giorgio GERUSALEMME
Un documento del 1970 prova che a progettare i primi insediamenti colooniali fu il celebre ministro laburista. Israele ora mira al riconoscimento internazionale delle colonie mentre Usa ed Ue si limitano a dichiarazioni di condanna senza effetti concreti
E' importante la pubblicazione, il 28 luglio, da parte del quotidiano Haaretz, di un documento segreto che prova come nel 1970, con falsi pretesti, sia stata espropriata terra ai palestinesi con il fine di costruire colonie mascherate da basi militari. La legge internazionale consente all’occupante del territorio di costruire solo presidi militari, a scopo difensivo, e non insediamenti civili. Consapevole di ciò il famoso leader politico e militare israeliano Moshe Dayan discusse con i suoi collaboratori e i comandanti militari come aggirare il divieto internazionale e costruire la colonia di Kiryat Arba, alle porte di Hebron. Il terreno, decise Dayan, sarà confiscato per ordine militare, in apparenza per scopi di sicurezza in modo da ingannare i palestinesi e il resto del mondo.
Furono perciò costruite 250 case destinate solo ufficialmente ad uso militare mentre servivano ad accogliere i coloni. E al sindaco di Hebron fu spiegato che gli alloggi avrebbero ospitato le truppe durante i mesi invernali.
Il sistema ideato da Dayan ebbe fine solo nel 1979 quando la Corte di Giustizia israeliana lo proclamò illegale esaminando una petizione contro la costruzione della colonia di Elon Moreh a ridosso della città di Nablus, uno dei centri abitati palestinesi più grandi ed importanti. Quella sentenza in ogni caso non bloccò Elon Moreh. La destra una volta al potere avrebbe dato un impulso eccezionale alla colonizzazione ma il primo decisivo via libera agli insediamenti arrivò dai laburisti. D’altronde lo stesso premier Yitzhak Rabin che più di ogni altro leader israeliano ha cercato un compromesso politico con i palestinesi, non ha mai fermato la colonizzazione, neppure dopo la firma degli Accordi di Oslo. Rabin spiegò di non poter interrompere la «crescita naturale» delle colonie.
A distanza di più di 40 anni, l’obiettivo del governo israeliano in carica è quello di ottenere il riconoscimento internazionale della colonizzazione. E le possibilità che possa raggiungerlo sono elevate, alla luce del clima politico in Europa e Stati Uniti. Non basta qualche dichiarazione di condanna, da parte USA e da parte UE, a cambiare una linea occidentale che ha permesso agli insediamenti coloniali di crescere a dismisura in Cisgiordania e di trasformare profondamente Gerusalemme Est.
Non sorprende che un leader dei coloni, Dani Dayan, dal primo agosto sarà console generale di Israele a New York.