Minacce agli attivisti per i diritti umani. Fin dove si spingerà Israele?

Nena News, Ramallah, 11 agosto 2016

http://nena-news.it/opinione-minacce-agli-attivisti-per-i-diritti-umani-fin-dove-si-spingera-israele-prima-parte/

Israele sta applicando misure sempre più repressive nei confronti degli attivisti per i diritti umani. Alti funzionari israeliani hanno preso di mira attivisti del movimento di Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni (BDS), richiedendo una “eliminazione civile mirata” dei leader del BDS e dichiarando che essi dovrebbero “pagare il prezzo” per il loro lavoro. Il cofondatore del BDS Omar Barghouti è stato citato per nome.

Tavola rotonda di al-Shabaka sulle pratiche di repressione israeliane - Noura Erekat(*): gli omicidi extragiudiziali di Israele

Israele ha commesso omicidi extragiudiziali – l’uccisione di qualcuno senza un processo che stabilisca la sua colpevolezza – per decenni. Il governo si è assunto la responsabilità di questi assassini per la prima volta durante l’Intifada Al-Aqsa, nello specifico nel mese di novembre 2000, quando li ha definiti “uccisioni mirate” ed ha creato una giustificazione giuridica per il loro utilizzo contro i palestinesi.

Israele ha sostenuto di essere impegnato in un “conflitto armato in assenza di guerra” con i palestinesi, al fine di poterlo definire come un conflitto contro i “terroristi”. Questa mossa ha consentito ad Israele di utilizzare la forza militare, regolata per legge, senza concedere ai palestinesi lo status di combattenti o soldati. Invece, l’utilizzo della forza da parte palestinese viene considerato terrorista indipendentemente dal fatto che colpisca civili o strutture militari; infatti, qualsiasi ricorso alla forza da parte palestinese viene considerato illegittimo ed illegale.

Israele ha creato così un contesto giuridico nel quale i palestinesi non hanno il diritto di ricorrere alla forza ma gli israeliani hanno il diritto di ucciderli perfino quando essi non costituiscono alcuna minaccia e senza un regolare processo. Questo contesto è volto a inabilitare qualsiasi forma di resistenza palestinese e ad estendere il diritto di Israele ad utilizzare la forza. È in questo contesto che Israele ha anche cambiato la terminologia della violenza: “assassinio” è diventato “uccisione mirata”.

Dato che una potenza occupante non è più in guerra, la sua forza è limitata alle autorità incaricate dell’applicazione della legge. Ciò significa che la potenza occupante non può utilizzare la forza letale come una misura a cui ricorrere in prima istanza.

Israele pertanto non può pretendere di usare la legittima difesa contro una popolazione sulla quale esercita già autorità militare e di sicurezza.

Le proteste mondiali contro le uccisioni da parte di Israele hanno portato ad una quasi completa interruzione di questa pratica in Cisgiordania, fino a poco tempo fa. Tuttavia, Israele ha continuato a realizzare omicidi extragiudiziali nella Striscia di Gaza, dove sostiene di non esercitare autorità a partire dal disimpegno unilaterale nel 2005. Allo stesso tempo, Israele non sostiene che la Striscia di Gaza abbia raggiunto l’indipendenza o lo status di stato. Continua a descrivere Gaza come una “entità ostile” – un concetto che non trova alcun riferimento nel diritto internazionale.

La rilevanza di quello status sta nel fatto che mentre uno stato ha il diritto di costruire un esercito e ad usare la forza, una “entità ostile” non lo ha. Israele ha quindi sostenuto dal 2005 che la Striscia di Gaza non è né territorio occupato né indipendente ma ha uno status senza precedenti di entità ostile, contro cui ogni forza può essere utilizzata ma la cui popolazione non ha diritto all’autodifesa.

Pertanto, Israele ha esteso ulteriormente il proprio diritto all’utilizzo della forza militare e letale nel contempo riducendo ulteriormente il diritto palestinese alla resistenza, nonostante il fatto che il diritto internazionale legittimi l’uso della forza di un popolo sotto colonizzazione straniera. Israele ha usato questa argomentazione nell’uccisione di Sheikh Ahmed Yassin e del dottor Abdel Aziz Rantisi a Gaza e di centinaia di palestinesi tra il 2000 ed il 2005.

Oggi, Israele fa uso della forza letale in Cisgiordania, incluso a Gerusalemme est, così come nella Striscia di Gaza con poche se non alcuna protesta internazionale. La sua politica dello sparare per uccidere nei confronti dei palestinesi accusati di impugnare coltelli è un primo esempio di omicidio extragiudiziale: ci si aspetta che la Società creda alla parola del governo israeliano secondo cui i palestinesi che sono stati assassinati avevano un coltello e minacciavano di usarlo contro un soldato che ragionevolmente ha temuto per la propria vita. L’intero processo di indagine è stato rimosso ed Israele si comporta come giudice, giuria ed esecutore, rendendo la vita dei palestinesi ancor più precaria.

Traduzione di Rosa Schiano

(°)Noura Erekat: La consulente di Al Shabakha Noura Erekat è un avvocato palestinese ed avvocato per i diritti umani. È attualmente professore aggiunto di diritto umanitario internazionale in Medio Oriente alla Georgetown University.