Lili Martinez – Rawabi, Palestina occupata, 1 agosto 2016
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Nel suo nuovo appartamento con tre stanze da letto Hanaa Kamal si mostra entusiasta: “Tutto quel che ci avevano promessi ce l’hanno dato, ed anche di più.” Hanaa è venuta a Rawabi un anno fa quando Rawabi era ancora una città fantasma, ma ora i vicini di casa non mancano. La famiglia abitava a El-Masyoun, a Ramallah, e decisero per Rawabi in parte perché il marito di Hanaa lavora presso Massar, uno dei maggiori investitori su Rawabi. ma ci sono anche altri motivi: “Ti senti sicura quando lasci i tuoi bambini, a El-Masyoun non volevano scendere a giocare, qui al contrario non vogliono risalire in casa; ora abbiamo la famacia, la lavanderia, il supermercato.”

La città non è finita, ma con 250 appartamenti venduti ed altri mille in costruzione Rawabi viene presentata come un’oasi di vivere calmo ed organizzato. Concepita nel 2007 dal miliardario Palestinese Bashar al-Masri, Rawabi, che avrà 25mila residenti al completamento del primo stadio, costituisce ”il più grande investimento edile in Palestina oggi” secondo Ibrahim Natour, architetto-capo di Rawabi. Quando il centro città sarà completo comprenderà un centro Congressi ed un grande hotel
Ad oggi da parte di Masri e del suo partner del Qatar, sono stati investiti $1,2 miliardi. Dopo nove anni lo sviluppo della città non è esattamente come da programmi. I due maggiori problemi nascono dall’occupazione: uno è l’acquedotto e l’altro è la strada di accesso al resto della Cisgiordania. La maggior parte di Rawabi è in Area A, e dunque sotto completo controllo dell’Autorità Palestinese, ma per portare l’acqua a Rawabi si passa dall’Area C, amministrata dai militari israeliani, e lì per ottenere i permessi occorrono anni. L’allacciamento dell’acqua fu approvato solo nel 2015 per 300 m3 al giorno, abbastanza per una piscina. “Risolto il problema dell’acquedotto, resta il problema della quantità d’acqua” lamenta Natour.
Il secondo problema è quello della strada, stretta, a due corsie “non decente per una città” dice Natour. Occorre una strada a 4 corsie, ma è in area C ed i permessi tardano ancora.
Malgrado questi problemi, la costruzione prosegue, la popolazione cresce, la scuola aprirà a settembre, la moschea, il municipio, l’ospedale sono in via di ultimazione. Centinaia di nuovi abitanti arriveranno in Novembre. Il Parco Rawabi, che Natour descrive come “ il maggiore luogo di svago della Cisgiordania” comprenderà un anfiteatro da 15mila posti, ristoranti, piste per 4x4, bungee jumping, tenda beduina e forse anche un parco acquatico. I progettisti di Rawabi sperano di portarvi marchi internazionali ed affermano di aver già siglato accordi con alcuni di questi.
Secondo Natour, gli appartamenti a Rawabi hanno un prezzo inferiore del 30% a quelli equivalenti a Ramallah. Qualche critico osserva che viene invalidato BDS, boicottaggio delle merci israeliane, in quanto i materiali usati provengono da Israele, ma lo stesso avviene a Ramallah e nel resto della Cisgiordania per tutti i materiali da costruzione.
“Siamo orgogliosi, le comunità Palestinesi hanno sempre abitato le valli e gli Israeliani si sono presi le cime delle colline. Non sarebbe ora che si cominciasse a fare il contrario? Siamo bravi, sviluppati, civilizzati e viviamo e costruiamo così come gli altri”. Hanaa dice lo stesso: “Alcuni dicevano che nel nostro paese, per via dell’occupazione non si sarebbe potuto realizzare tutto questo, invece è un sogno che si sta realizzando: aver un luogo dove vivere in tranquillità, pace, dotato di ogni modernità. Rawabi non è un luogo di lusso, è un obbligo, perché si abbia un buon posto dove poter vivere.”

Trad e sintesi Claudio Lombardi