da: Jonathan Cook – Nazareth, 15 agosto 2016
http://www.palestinechronicle.com/dark-secret-israels-stolen-babies/
Israele è un paese la cui breve storia è piena di episodi oscuri. Il mese scorso Tzachi Hanegbi, ministro per la sicurezza nazionale, è stato il primo ad ammettere un fatto che per 70 anni era stato negato e cioè che centinaia (in realtà furono 8mila) di bambini furono sottratti alle loro famiglie ebree arabe, negli anni immediatamente successivi alla creazione dello Stato nel 1948, per dearabizzarli. Tale fatto era ormai innegabile dopo che un numero crescente di famiglie, sostenute da una campagna di stampa, esigevano di sapere la verità sui loro figli, dati invece per morti nei momenti confusi in cui Israele stava integrando decine di migliaia di immigrati Ebrei, mentre questi bambini erano stati invece dati in adozione o venduti a coppie ebree in Israele od all’estero.
Con la creazione dello Stato di Israele non solo centinaia di miglialia di Palestinesi furono cacciati dalle loro terre, ma ci fu questo fatto gravissimo, la questione dei bambini rubati, di cui furono vittime non i Palestinesi bensì altri Ebrei che erano giunti nel nuovo Stato allettati dalla promessa di un luogo dove sarebbero stati liberi da ogni persecuzione.
Il sequestro di bambini e la espulsione di massa dei Palestinesi non furono episodi scollegati: operazione Tappeto Magico detta anche Operazione sulle Ali delle Aquile o anche Operazione Arrivo del Messia fu chiamato il trasferimento tra il 1949 ed il 1950 di oltre 50 mila ebrei per lo più yemeniti ma anche dall’Arabia Saudita, Eritrea, e Gibuti,Marocco, Tunisia nel nuovo Stato di Israele realizzata con, solo da Aden, oltre 380 voli segreti di aerei americani ed inglesi.
La mentalità di questi Ebrei provenienti da paesi Arabi fu vista come una minaccia alla sopravvivenza dello Stato e ne fu decisa la de-arabizzazione con la medesima determinazione con cui era stata decisa la cacciata dei Palestinesi.
Lo storico Israeliano Ilan Pappe indica come i movimenti coloniali di insediamento si distinguano dal colonialismo ordinario per la logica di eliminazione che li contraddistingue. Questi movimenti operano con strategie di estrema violenza nei confronti della popolazione indigena, come avvenne per gli Indiani d’America o per gli Aborigeni Australiani. Se non è possibile il genocidio immediato, viene imposta una segregazione su base razziale, come avvenne in Sud Africa, oppure la pulizia etnica come fece Israele nel 1948 e successivamente.
Ben Gurion, primo ministro nel 1948, originario dell’europa dell’est e permeato dalla mentalità razzista e coloniale dominante in Europa, vedeva gli Ebrei europei come un popolo civilizzato nei confronti di una regione barbara e primitiva. Egli aveva bisogno non solo di distruggere la socità Palestinese ma di garantirsi da una “arabizzazione” di ritorno. Il gran numero di Ebrei Arabi che arrivarono nella prima decade di Israele erano necessari per occupare subito le terre da cui i Palestinesi erano stati cacciati e come forza lavoro, ma rappresentavano anche un pericolo, e cioè che potessero inquinare lo stato Ebraico con una mentalità levantina.
Gli adulti ormai non era possibile sottrarli alla loro primitività, ma era possibile operare sulle nuove generazioni, educandole a ripudiare ogni aspetto che fosse arabo, e cò era più facile distaccandole dalle proprie famiglie biologiche.
La rieducazione degli ebrei Arabi israeliani attraverso la sottrazione dei loro figli è stata considerata un successo e quindi viene oggi disinvoltamente ammessa.
Traduzione, integrazioni e sintesi di Claudio Lombardi