Nella Palestina occupata timori che la situazione diventi ingestibile dal punto di vista sanitario per via dei quarantamila palestinesi che lavorano in Israele e che ritornano a casa (da Angela Mori colloquio con Nidal su skype).
A fine marzo risultano positivi 158 (Betlemme), una donna sessantenne è morta. A Gaza positivi 12, i primi due erano di ritorno dal Pakistan.
In Israele ad oggi 7030 positivi, 36 i morti, 115 in condizioni serie, 95 in rianimazione, 357 i guariti. Un turista israeliano è morto in Italia.
La città ultraortodossa di Bnei Brak, a est di Tel Aviv, che è divenuta il focolaio dell’infezione, è in lockdown, non si può entrare né uscire (Haaretz,3 aprile). Dopo l’Olocausto il coronavirus costituisce la maggiore sfida agli ultraortodossi: la Torah dunque non salva dalla morte. E’ un colpo all’autorevolezza rabbinica, che consideravano infallibile ed eterna.
A Hebron si produrranno respiratori
Rafiq Al Jabari, Assistente governatore di Hebron, in relazione alla produzione del primo respiratore ad Hebron, dichiara: “insieme alla Royal Industrial Trading Company e ad un gruppo di ingegneri e specialisti, in collaborazione con l'ospedale Al Ahli, siamo riusciti a realizzare questa idea. Questa idea è nata da una volontà genuina dei proprietari dell'azienda e noi, a nostra volta, come organi ufficiali di Hebron, abbiamo fortemente sostenuto questa idea e preparato tutti i requisiti necessari in tal senso, e sono in corso lavori per produrre il primo dispositivo sperimentale. Il team che supervisiona la produzione di questo dispositivo è un team di ingegneri specializzati in apparecchiature e dispositivi medici e il dispositivo verrà presentato all'Istituto per gli standard palestinesi http://www.alquds.com/
Tamponi in Israele, confusi i sani con i malati
IL MANIFESTO del 2/4/20, https://ilmanifesto.it/tamponi-in-israele-confusi-i-sani-con-i-malati/
Michele Giorgio , GERUSALEMME, 29.03.2020
Il contagio corre anche in Israele dove il numero dei positivi al coronavirus è salito a 3.460, con 12 decessi. Il governo Netanyahu ha dato istruzioni di inasprire le restrizioni per i cittadini ed è pronto ad arrestare completamente il paese se nei prossimi giorni non ci sarà un calo delle infezioni. Il ministero della sanità da parte sua intende aumentare il numero dei tamponi a 30.000 al giorno entro la fine di aprile. Ieri però ha dovuto congelare l’aggiornamento dei dati del contagio a causa di un banale ma grave errore di battitura avvenuto nei 20 laboratori abilitati ad analizzare i test. Si è scoperto, hanno riferito i media locali, che alcuni di quelli testati avevano ricevuto i risultati di altre persone. Quindi cittadini non ammalati sono stati o stavano per essere messi sotto terapia mentre persone che avevano bisogno di essere curate sono state rimandate a casa, con il pericolo di diffondere il virus in famiglia e tra gli amici.
Non è chiaro quanti siano quelli coinvolti dall’errore compiuto nei laboratori. In serata le autorità hanno assicurato che solo otto risultati dei test sono stati riportati erroneamente. Ma la rete televisiva Canale 12 qualche ora prima aveva riferito che i risultati di circa 1.200 persone erano stati inseriti non correttamente nel sistema del ministero della sanità. «Siamo in uno stato di incertezza» ha detto un alto funzionario all’emittente televisiva «sono solo i test di ieri (venerdì) o vanno indietro di alcuni giorni o più di una settimana?».
I tamponi sono stati un problema anche per il Mossad. Netanyahu ha coinvolto nell’emergenza coronavirus anche il famoso, per molti famigerato, servizio segreto con l’incarico di procurare ovunque macchinari per le terapie intensive e materiali per la lotta al Covid-19. Qualche giorno fa il Mossad aveva portato in Israele 100mila kit per i test. Poi si è scoperto che erano incompleti. «Nei kit ci sono vari componenti e mancano proprio quelli che non abbiamo. Il nostro problema è che non ci sono i tamponi», aveva detto il vicedirettore del ministero della sanità, Itamar Grotto. Al servizio di spionaggio è andata meglio nelle ultime ore poiché è riuscito a procurarsi i reagenti per 400mila kit per testare l’infezione, acquistati in un Paese che non ha relazioni con lo Stato ebraico.
L’impiego dei servizi segreti israeliani nella lotta al Covid-19 è cosa nota. Lo Shin Bet – il servizio interno di sicurezza – è stato incaricato di tracciare i cellulari dei cittadini israeliani e di scandagliare i social per tenere sotto controllo chi viola la quarantena e seguire i movimenti dei positivi al virus, in modo da avvisare quelli che sono entrati in contatto con loro.
Governo cinese valuta possibilità di inviare convoglio medico in Palestina
“Agenzia stampa Infopal – www.infopal.it” 1/4/2020
Pechino – MEMO. La Cina sta valutando la possibilità di inviare un convoglio medico in Palestina, secondo quanto affermato lunedì dall’ambasciatore cinese per la Palestina, Guo Wei, sottolineando che il suo Paese sta facendo del suo meglio per aiutare i palestinesi a superare la crisi del Coronavirus. Parlando alla Palestine TV, l’ambasciatore cinese ha affermato che la Cina sostiene lo stato palestinese nella sua battaglia contro il Coronavirus. Ha anche affermato che l’assistenza cinese ai palestinesi “è pronta”, sottolineando che questa include anche donazioni da ONG. L’ambasciatore ha affermato che gli aiuti arriveranno in Palestina nei prossimi giorni. Wei ha affermato che il suo Paese ha espresso la sua solidarietà verso la Palestina dall’annuncio del primo caso di Covid-19 nei Territori palestinesi. Ha affermato anche che la Cina aiuta diversi paesi che soffrono a causa della pandemia, tra cui Iran, Italia e Pakistan.
© Agenzia stampa Infopal http://www.bocchescucite.org/governo-cinese-valuta-possibilita-di-inviare-convoglio-medico-in-palestina/
Nel loro modo unico e toccante, giovani gazawi esprimono il sostegno alla lotta del popolo italiano contro il virus