Un quarto degli ebrei israeliani riconosce il proprio dominio sui palestinesi come "apartheid". La domanda è se pensano che sia un male.

Di Jonathan Cook - 4 maggio 2021
All'interno del Parlamento israeliano e per le strade di Gerusalemme, le forze del suprematismo ebraico impenitente sionista si stanno muovendo, come una sezione crescente della gioventù israeliana stanca dell'ambiguo nazionalismo ebraico che ha dominato in Israele per decenni.
La scorsa settimana, Bezalel Smotrich, leader della fazione del sionismo religioso di estrema destra, un alleato vitale se il Primo Ministro Benjamin Netanyahu ha qualche speranza di formare un nuovo governo, ha lanciato una minaccia appena velata alla grande minoranza palestinese di Israele.
L'espulsione, ha affermato, era imminente per questi 1,8 milioni di palestinesi, un quinto della popolazione israeliana che gode di una cittadinanza molto subordinata. "Gli arabi sono cittadini di Israele, almeno per ora", ha detto al suo partito. "E hanno rappresentanti alla Knesset (Parlamento israeliano), per il momento". Per abbondare, ha definito i legislatori palestinesi, i rappresentanti eletti della minoranza palestinese di Israele, "i nostri nemici seduti alla Knesset".
Smotrich marchio di sfacciato razzismo ebraico è in crescita, dopo che la sua fazione ha vinto sei mandati nel parlamento di 120 membri a marzo. Uno di quei seggi è per Itamar Ben Gvir, capo del partito neofascista Potere Ebraico.
I sostenitori di Ben Gvir sono ora in fermento. Il mese scorso, sono scesi in piazza intorno alla Città Vecchia di Gerusalemme occupata, cantando "Morte Agli Arabi" e mantenendo le promesse fatte in chat su Whatsapp di attaccare i palestinesi e "Spaccargli la Faccia".
Per giorni, queste bande ebraiche, per lo più giovani, hanno portato la violenza senza legge che da tempo regna, in gran parte fuori vista sulle colline della Cisgiordania occupata, nel centro di Gerusalemme. Questa volta, i loro attacchi non sono stati ripresi in traballanti e sfocati video di YouTube. Sono stati mostrati sulla TV israeliana in prima serata.
Altrettanto significativo, queste bande ebraiche si sono scatenate durante il Ramadan, il mese sacro del digiuno musulmano.
ATTACCHI INCENDIARI
La visibilità e la premeditazione di questa violenza di gruppo ha sconcertato molti israeliani. Ma nel processo, è stata data loro una visione ravvicinata di quanto possano attrarre le dottrine violente e anti-arabe del defunto rabbino Meir Kahane, l'ispirazione ideologica dietro Potere Ebraico, e come si stia identificando con esse una parte significativa di giovani ebrei in Israele.
Una manifestante, sfoggiando sul petto un distintivo che citava "Kahane Aveva Ragione", ha parlato a nome dei suoi compagni in un'intervista alla TV israeliana sui cori d'odio che intonavano "Possa il Tuo Villaggio Bruciare", un riferimento ai cosiddetti attacchi incendiari compiuti dai giovani estremisti provenienti dalle colline, noti come "price-tag" commessi dall'estrema destra israeliana contro le comunità palestinesi nei territori occupati e all'interno di Israele.
Uliveti, moschee, automobili e case vengono regolarmente bruciate da questi estremisti ebrei sionisti, che rivendicano le terre palestinesi come loro esclusivo diritto di nascita biblico.
La donna ha risposto in termini che ovviamente ha ritenuto concilianti: "Non dico che un villaggio palestinese dovrebbe bruciare, ma che dovrebbero lasciare il villaggio e noi andarci a vivere".
Lei e altri sembrano impazienti di anticipare il giorno in cui i palestinesi devono "andarsene".
MECCANISMO OPPRESSIVO
Questi sentimenti, in parlamento e per le strade, non sono emersi dal nulla. Sono vecchi quanto lo stesso sionismo, quando i primi leader israeliani pianificarono la pulizia etnica dei palestinesi dalla maggior parte della loro patria nel 1948, in un atto di espropriazione di massa che i palestinesi chiamarono la loro Nakba (catastrofe).
Da allora la violenza per rimuovere i palestinesi ha continuato a essere al centro del progetto di costruzione dello Stato Ebraico. La logica alla base delle bande che picchiano i palestinesi nella Gerusalemme Est occupata sono le stesse azioni perseguite in modo più burocratico dallo stato israeliano: Le sue forze di sicurezza, gli amministratori dell'occupazione e i tribunali.

Il muro di separazione israeliano è considerato illegale secondo la legge internazionale
La scorsa settimana, quel meccanismo di oppressione è stato esposto dettagliatamente in un rapporto di 213 pagine di Human Rights Watch. Il principale gruppo internazionale per i diritti umani ha dichiarato che Israele stava commettendo il crimine di apartheid, in base al diritto internazionale.
Ha sostenuto che Israele aveva soddisfatto le tre condizioni che definiscono il crimine di apartheid nello Statuto di Roma: Il dominio di un gruppo razziale su un altro, l'oppressione sistematica del gruppo emarginato e atti disumani. Tali atti includono il trasferimento forzato, l'espropriazione della proprietà fondiaria, la creazione di riserve e ghetti separati, negazione del diritto di lasciare e tornare nel loro paese e negazione del diritto a una nazionalità.
Solo uno di questi atti è sufficiente per qualificarsi come crimine di apartheid ma, come Human Rights Watch chiarisce, Israele è colpevole di tutti.
TRASCINATI FUORI DAI LORO LETTI NEL CUORE DELLA NOTTE
Ciò che Human Rights Watch e altri gruppi per i diritti umani hanno documentato è ugualmente visibile nelle bande che girano per Gerusalemme. Le azioni ufficiali di Israele condividono uno scopo comune, che invia un messaggio chiaro a questi giovani su ciò che lo Stato, e l'ideologia nazionale israeliana del sionismo, mira a raggiungere.
Vedono la terra palestinese riclassificata come "terra di stato" ebraica e la costante espansione di insediamenti che violano il diritto internazionale. Vedono negati ai palestinesi i permessi per costruire case nei loro stessi villaggi. Vedono ordini emessi per demolire le case palestinesi, o anche intere comunità. E vedono le famiglie palestinesi lacerate quando alle coppie, o ai loro figli, viene rifiutato il diritto di vivere insieme.
Nel frattempo, i soldati israeliani sparano impunemente ai palestinesi e trascinano fuori dal letto gli adolescenti palestinesi nel cuore della notte. Gestiscono posti di blocco in tutta la Cisgiordania occupata, limitando il movimento dei palestinesi. Sparano contro, o "arrestano", i palestinesi che cercano di trovare lavoro al di fuori dei ghetti chiusi che Israele ha loro imposto. E i soldati non intervengono, o assecondano, i coloni mentre si scatenano, attaccando i palestinesi nelle loro case e nei loro campi.
Tutto questo è immancabilmente accettato come "legale" dai tribunali israeliani. È quindi sorprendente che un numero crescente di adolescenti israeliani si chieda perché tutte queste formalità militari, legali e amministrative siano davvero necessarie? Perché non picchiare i palestinesi e "spaccargli la faccia" finché non recepiscono il messaggio che devono andarsene?
NATIVI ARROGANTI
Il fronte della battaglia a Gerusalemme nei giorni scorsi, caratterizzato in modo fuorviante dalla maggior parte dei media come il luogo degli "scontri", è stato la piazza sottostante e di fronte alla Porta di Damasco, un importante ingresso alla vecchia città murata e ai luoghi santi musulmani e cristiani che si trovano all'interno.
Il cancello è forse l'ultimo importante spazio pubblico che i palestinesi possono ancora rivendicare come loro nel centro di Gerusalemme, dopo decenni in cui le autorità di occupazione israeliane hanno gradualmente circondato e assediato i loro quartieri, separandoli dalla Città Vecchia. Durante il Ramadan, la Porta di Damasco funge da popolare sito comune per i palestinesi per riunirsi la sera dopo il digiuno diurno.
È stata la polizia israeliana a innescare l'attuale atmosfera esplosiva a Gerusalemme erigendo barriere alla Porta di Damasco per blindare l'area all'inizio del Ramadan. Il pretesto era di impedire il sovraffollamento, ma, data la loro lunga esperienza di occupazione, i palestinesi hanno inteso le barricate come un'altra misura "temporanea" che diventa rapidamente permanente, rendendo sempre più difficile per loro accedere alla Città Vecchia e ai loro luoghi sacri. Altre porte principali della Città Vecchia occupata sono già state efficacemente "giudaizzate".
La decisione della polizia israeliana di erigere barriere non può essere separata da un contesto più ampio per i palestinesi: I continui sforzi delle autorità israeliane per sfrattarli dalle zone intorno alla Città Vecchia. Nelle ultime settimane, nuove ondate di coloni ebrei armati si sono trasferiti a Silwan, una comunità palestinese all'ombra della moschea di al-Aqsa. Lo hanno fatto mentre Israele si preparava a radere al suolo un intero quartiere palestinese, usando il suo controllo assoluto sulle questioni di pianificazione.
Allo stesso modo, i tribunali israeliani hanno approvato lo sfratto dei palestinesi a Sheikh Jarrah, un altro quartiere sotto occupazione belligerante vicino alla Città Vecchia che è stato sottoposto a una lunga campagna sostenuta dallo Stato da parte dei coloni ebrei per impossessarsene. Il mese scorso, i funzionari di Gerusalemme hanno aggiunto la beffa al danno approvando un piano per costruire un memoriale ai soldati israeliani caduti durante il servizio in mezzo alla comunità palestinese.
La decisione di chiudere l'area della Porta di Damasco era quindi destinata a provocare la resistenza dei palestinesi, che si sono scontrati con la polizia per abbattere le barriere. La polizia ha risposto con gas lacrimogeni, granate assordanti e cannoni ad acqua.
Quelle scene, di nativi arroganti che si rifiutavano di essere cacciati dalle loro case, facevano parte dell'innesco che ha portato le bande ebraiche in strada in una dimostrazione di forza. La polizia ha in gran parte lasciato che la folla si scatenasse, mentre i giovani lanciavano pietre e bottiglie e attaccavano i palestinesi.
STANCHI DELLE MEZZE MISURE
La vista delle bande ebraiche che scorrazzano per il centro di Gerusalemme per ferire i palestinesi è stata descritta come una "sanguinosa violenza" da alcuni gruppi ebraici statunitensi progressisti. Ma la differenza tra l'estrema destra e lo Stato israeliano nell'attuazione dei rispettivi programmi violenti è più evidente che reale.
Smotrich, Ben Gvir e queste bande di strada sono stanchi delle mezze misure, dilungamenti e atteggiamenti morali delle classi dirigenti israeliane che hanno ostacolato gli sforzi per "finire il lavoro": Cacciare definitivamente la popolazione nativa palestinese dalle loro terre.
Mentre i politici israeliani di destra e di sinistra hanno razionalizzato le loro azioni orribili e razziste con il pretesto di misure di "sicurezza" onnicomprensive, l'estrema destra non ha bisogno dell'approvazione della comunità internazionale. Sono impazienti di concludere più di sette decenni di pulizia etnica.

Una famiglia ebrea ultr-ortodossa cammina nella città vecchia di Gerusalemme 2 April 2021 (AFP)
Ed è probabile che le fila dell'estrema destra si ingrossino ulteriormente poiché attrae un numero sempre maggiore di proseliti di una nuova generazione della comunità ultra-ortodossa, la fascia in più rapida crescita della popolazione ebraica di Israele. Per la prima volta, i giovani nazionalisti della comunità Haredi stanno voltando le spalle a una dirigenza rabbinica più cauta.
E mentre le violenze a Gerusalemme per il momento sono diminuite, è improbabile che il peggio sia passato. Gli ultimi giorni del Ramadan coincidono quest'anno con la famosa parata del Giorno di Gerusalemme (Jerusalem Day) un rituale annuale in cui gli ultranazionalisti ebrei marciano attraverso le strade palestinesi assediate della Città Vecchia cantando e intonando minacce contro i palestinesi e attaccando chiunque osi uscire in strada.
CHIUDERE UN OCCHIO
Il rapporto dettagliato di Human Right Watch conclude che gli Stati occidentali, chiudendo un occhio sugli abusi di lunga data di Israele sui palestinesi e concentrandosi invece su un processo di pace inesistente, hanno permesso che "l'apartheid si metastatizzasse e si consolidasse".
Le sue conclusioni fanno eco a quelle di B'Tselem, la più rispettata organizzazione israeliana per i diritti umani. A gennaio, anch'essa ha dichiarato che Israele era un regime di apartheid nei territori occupati e all'interno di Israele, nei confronti dei propri cittadini palestinesi.
Nonostante la riluttanza dei politici e dei media statunitensi ed europei a parlare di Israele in questi termini, un nuovo sondaggio di B’Tselem mostra che un ebreo israeliano su quattro accetta "l'apartheid" come una descrizione accurata del dominio di Israele sui palestinesi. Ciò che è molto meno chiaro è quanti di loro credono che l'apartheid, nel contesto israeliano, sia una cosa positiva.
Un altro risultato del sondaggio offre un indizio. Alla domanda sui recenti discorsi dei leader israeliani sull'annessione della Cisgiordania, due terzi degli ebrei israeliani rifiutano l'idea che ebrei e palestinesi dovrebbero avere gli stessi diritti in tali circostanze.
La folla a Gerusalemme è felice di rafforzare l'apartheid di Israele, nella speranza di accelerare il processo di espulsione. Altri israeliani stanno ancora negando. Preferiscono fingere che l'apartheid non ci sia, nella speranza di alleggerire la loro coscienza un po' più a lungo.
Jonathan Cook è vincitore del Premio Speciale Martha Gellhorn per il giornalismo. I suoi libri includono "Israele e lo Scontro di Civiltà: Iraq, Iran e il Piano per Ricostruire il Medio Oriente" (Pluto Press) e "Palestina Scomparsa: Gli Esperimenti di Israele Nella Disperazione Umana" (Zed Books). Visitate il suo sito web www.jonathan-cook.net.
Traduzione: Beniamino Rocchetto