Dall’inizio del conflitto il 7 ottobre, distrutti o gravemente danneggiati 186 edifici storici, 39 aree archeologiche, 21 moschee (tra cui la Moschea Al-Omari bombardata l’8 dicembre), 26 santuari, cinque chiese e monasteri. Ecco il punto sui principali monumenti della Striscia e le loro attuali condizioni, secondo i rapporti delle organizzazioni non governative
di Francesco Bandarin
Il Giornale dell’arte, 11 dicembre 2023
Gaza, oggi al centro del terribile conflitto innescato dall’attacco sferrato da Hamas a Israele il 7 ottobre scorso, ha una storia millenaria che ha lasciato sul suo territorio i segni del passaggio delle civiltà che l’hanno dominata: i Cananei, gli Egizi, i Filistei, gli Assiri, i Greci, gli Asmonei, i Romani, i Bizantini, gli Arabi, i Fatimidi, i Crociati, gli Ayubbidi, i Mamelucchi, i Crociati, gli Ottomani, fino agli inglesi (1920-48). Dopo la fondazione dello Stato di Israele, nel 1948, Gaza passò all’Egitto, per essere occupata da Israele nel 1967, e infine attribuita all’Autorità Nazionale Palestinese e ad Hamas a partire dal 2006.
Gaza, il cui nome deriva, secondo alcuni, dalla radice semitica «azaz» (forte), e secondo altri invece dalla parola persiana «ganj» (tesoro), è stata per secoli il principale porto di scambio di una delle merci più pregiate del mondo antico: l’incenso, una resina prodotta dall’olibano (Boswellia sacra), una pianta nativa delle regioni meridionali dell’Arabia, portata dalle carovane da lì provenienti. La città serviva anche da snodo dei traffici commerciali tra l’Egitto e il Levante e ha sempre svolto un ruolo importante nelle vicende politiche e militari della regione. Venne anche conquistata da Napoleone durante la Campagna d’Egitto, nel 1799.

I frequenti conflitti con Israele (l’attuale è il quinto dal 2006) hanno inflitto gravi danni al patrimonio architettonico e la guerra oggi in corso ha avuto effetti particolarmente distruttivi. Questo è il quadro dei principali monumenti della Striscia e delle loro condizioni, sulla base dei recenti rapporti delle organizzazioni non governative (Ong) che si occupano della loro conservazione.
Nella zona archeologica dell’antico porto di Anthedon, nel Nord di Gaza, fondato in epoca micenea (circa 1600-1100 a.C.) e attivo fino alla fine del dominio bizantino (VII secolo d.C.), si trovano un tempio romano, strutture di fortificazione e quartieri residenziali con interessanti mosaici pavimentali di epoca imperiale. Molte strutture del porto sono oggi sommerse, e non sono rari i ritrovamenti, come ad esempio quello della statua di Apollo rinvenuta nel 2013.L’area archeologica, che è iscritta nella lista preliminare del patrimonio mondiale dell’Unesco, ha subito danni gravi, con la distruzione del sito di Balakhiyah.


La Chiesa di San Porfirio, intitolata a un vescovo di Gaza del V secolo e ubicata nella zona nord della città, venne costruita nel 425 d.C., poi convertita in moschea nel VII secolo e nuovamente trasformata in chiesa all’epoca delle Crociate, aveva già subito gravi danni durante il conflitto con Israele nel 2014. Un bombardamento avvenuto all’inizio del conflitto ha gravemente danneggiato la chiesa e ha fatto vittime tra coloro che vi si erano rifugiati. Anche la Chiesa bizantina di Jabaliya è stata bombardata e ha subito una quasi completa distruzione.


Il Palazzo di Qasr el-Basha, al centro della città di Gaza, costruito nel XIII secolo, fu la residenza del celebre sultano mamelucco Zahir Baybars (1223-77) durante le sue campagne contro i Crociati e i Mongoli. È conosciuto anche come Forte di Napoleone, perché Bonaparte vi passò alcuni giorni durante la campagna militare. È sede del principale museo archeologico di Gaza ed è esposto oggi a gravi rischi.

La Moschea Al-Omari, situata nel centro della città di Gaza, venne edificata come chiesa dai Bizantini, al di sopra di un tempio antico, e convertita in moschea all’inizio della conquista araba. Per questo porta il nome del califfo Omar ibn al-Khattab (584-644). Trasformata dai Crociati nel XII secolo in chiesa dedicata a san Giovanni Battista e successivamente riconvertita in moschea dai sultani mamelucchi, ha subito nei secoli molti danni, in particolare per terremoti nell’XI e XIII secolo e durante la prima guerra mondiale. Restaurata nel 1925, era già stata danneggiata nel corso dei precedenti conflitti con Israele. La moschea è stata purtroppo quasi completamente distrutta da un bombardamento israeliano l’8 dicembre. Proprio questa grave perdita ha spinto la Municipalità di Gaza a chiedere l’intervento dell’Unesco per salvare i propri monumenti. Sono state distrutte anche altre moschee, come quelle di Ibn Uthman del XV secolo, Sheikh Shaban e di Al-Zafar Dmari a Shuja’iya e la Moschea Omari a Jabalia.

Il Monastero cristiano di Tell Umm Amer, il luogo di nascita del santo eremita siro-palestinese Ilarione (291-371 d.C), è uno dei più grandi monasteri della regione, ed è stato inserito nella lista dei possibili candidati all’iscrizione nel Patrimonio mondiale dell’Unesco. Si trova nel villaggio di Al Nusairat nella parte Sud di Gaza, e ha finora subìto danni parziali.

Il Forte di Qalaat Barquq, ubicato a Khan Younis nel Sud di Gaza, venne costruito nel 1387 durante il Regno di Barquq, sultano mamelucco di origine circassa. Il forte aveva una funzione importante come luogo di sosta dei mercanti che viaggiavano tra Damasco e Il Cairo. Del potente sistema di fortificazioni, realizzate per difendersi dalla minaccia del conquistatore turco mongolo Tamerlano (1336-1405), resta solo la facciata principale. Il monumento si trova nell’area oggi interessata dalla seconda fase della guerra.

Nel complesso, il quadro delle distruzioni è già molto grave. Questa è la situazione attuale del patrimonio finora distrutto o gravemente danneggiato: 186 edifici storici, 39 aree archeologiche, 21 moschee, 26 santuari, cinque chiese e monasteri. E la guerra non accenna a concludersi.
Distrutti gli archivi storici di Gaza City
Il Giornale dell'Arte, 27 dicembre 2023
Una breve tregua nella guerra tra Israele e Hamas ha permesso all’Icomos-Consiglio Internazionale dei Monumenti e dei Siti e al Ministero delle Antichità Palestinesi di indagare sull’entità dei danni al patrimonio culturale della piccola enclave. La storia di Gaza abbraccia numerose civiltà, tra cui egizi, filistei, babilonesi, greci, romani e bizantini. Tra gli oltre 130 siti storici registrati a Gaza (tre siti di Gaza figurano nella lista provvisoria dell’Unesco), il rapporto Icomos cita la completa distruzione degli Archivi centrali di Gaza City, dove erano conservati migliaia di documenti storici, e di Casa El Saqqa, un importante centro culturale in una tradizionale abitazione islamica mamelucca del 1661, nonché danni parziali all’Ospedale battista Al Ahli, fondato nel 1882 e ritenuto l’ospedale più antico di Gaza. Yasin conferma i danni alla Casa El Saqqa (fotografie e video sui social media passati in rassegna dai colleghi inglesi del «The Art Newspaper» ne mostrano la completa distruzione) e agli Archivi Centrali. Secondo Icomos Palestine anche il Souq Al Zawiya, uno dei mercati più antichi e importanti della città di Gaza, è stato completamente distrutto. Recenti filmati mostrano inoltre in rovina la Grande Moschea Omari risale al VII secolo. [Sarvy Geranpayeh]
Sale il bilancio dei danni a Gaza
Il Giornale dell'Arte, 3 gennaio 2023
Secondo gli ultimi lanci di Anadolu, agenzia di stampa governativa turca con sede ad Ankara, l’esercito israeliano ha distrutto più di 200 siti archeologici e antichi dei 325 registrati in tutta la Striscia di Gaza nel corso degli attacchi dal 7 ottobre a oggi. Il Gaza Media Office ha affermato che i siti distrutti includono antiche chiese, moschee, scuole e musei, monumenti storici e archeologici risalenti all’epoca fenicia e romana, o datati tra l’800 a.C e il 1.400. Tra i siti distrutti anche la Grande Moschea Omari, di cui avevamo dato notizia nel giorno per giorno del 27 dicembre, la chiesa bizantina a Jabalia, il Santuario di Al-Khadir nella città di Deir al-Balah e il cimitero bizantino di Blakhiya. Tra i siti gravemente danneggiati la chiesa greco-ortodossa di San Porfirio, la casa di Al-Saqqa di 400 anni e la moschea Sayed al-Hashimtra le più antiche di Gaza. [Redazione]
La situazione del patrimonio culturale del territorio di Gaza
Il Giornale dell'Arte, 10 gennaio 2023
Mentre nella Striscia di Gaza continuano le operazioni militari israeliane e in assenza di osservatori stranieri liberi di muoversi, è molto complicato stabilire un inventario completo dei danni al patrimonio secolare del territorio. L’edizione online del quotidiano francese «Le Figaro» ha pubblicato un articolo-dossier in cui passa in rassegna alcuni importanti siti culturali e la loro attuale situazione. Tra questi, la grande moschea al-Omari di Gaza, la Chiesa di San Porfirio, il monastero di Sant’Ilarione, la chiesa bizantina di Jabaliya, il porto di Antedone, il sito archeologico di Tel Es-Sakan, il Museo Al Qarara e il Museo di Rafah. [Le Figaro]