Valico di Rafah: Solidariet

Naturalmente, non ne parla nessuno, ma da diversi giorni un gruppo di internazionali sta premendo al valico di Rafah perchè l’Egitto si decida ad aprire quell maledetto confine e consentire l’ingresso nella Striscia di Gaza degli aiuti umanitari e rispetti il principio della libera circolazione delle persone, in paritcolare dei feriti e dei malati. I grandi media tacciono, gli studenti manifestano contro Gheddafi (lo faranno anche contro Nethanyau? Ai posteri l’ardua sentenza), i professionisti della solidarietà (come la Premiata Ditta ARCI & FIOM) fanno finta di non sapere, ma un pugno di donne e di uomini sta sfidando il deserto ed il silenzio per non lasciare soli il milione e mezzo di Palestinesi assediati nella Striscia di Gaza. Alcuni di quei compagni li abbiamo conosciuti quando abbiamo lottato insieme per entrare a Gaza, nel marzo scorso. Conosciamo le persone, la situazione, i luoghi. Non possiamo che sentirci vicini a Chris, a Don ed a tutti gli altri. Facciamo in modo che almeno si sappia quello che sta succedendo. Ecco la loro ultima comunicazione.


Determinazione e  solidarietà al valico di Rafah
Sotto la pressione dell’esercito e della polizia egiziani, l’International Movement to Open the Rafah Border ( IMORB) mantiene il proprio accampamento al valico di Rafah. Il gruppo sta crescendo: ora siamo in 26 dalla Francia, dagli U.S.A., dalla Germania, dall’Egitto, dal Belgio e dalla Svezia.
Ieri, il nostro amico italiano ci ha lasciato per tornare al suo lavoro in Italia, ma una donna tedesca, Alona, sposata con un Palestinese di Rafah, ci ha raggiunto con i suoi figli, dai 6 ai 12 anni. Lei vuole tornare a vivere con la sua famiglia a Gaza e, dopo il rifiuto delle autorità egiziane al suo transito, ha detto: “Vengo dalla Germania e non voglio tornare a domire ad El Arish. Sono qui e voglio solo una cosa: andare a Gaza.” Al telefono, il marito ha chiesto aòòa sua famiglia di aggiungersi all’accampamento dell’IMORB.
Questa mattina, siamo stati raggiunti da un rifugiato palestinese, Mohammad, un attivista del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, che ha trascorso 24 anni nelle carceri israeliane e che vive in Belgio. La figlia di Mohammad, una studentessa di Gaza malata di diabete, ha urgente bisogno di insulina. “Dall’8 giugno, le autorità egiziane mi impediscono di passare dall’Egitto (verso gaza, n.d.t.). Ho Saputo del vostro accampamento ed ho deciso di venire a stare con voi. Ci sono voci che dicono che il valico sarà aperto mercoledì 17 giugno, ed io resterò qui ed aspetterò”. Anche nove Palestinesi con cittadinanza svedese, fra cui quattro bambini, hanno raggiunto l’accampamento al confine.
Da quando abbiamo installato l’accampamento, due girni fa (il 13 giugno), la polizia egiziana e gli agenti dei servizi segreti ci hanno visitato periodicamente. Ogni notte il colonnello Mohammad viene a parlarci e ci permette di restare, dopo aver minacciato di cacciarci via con la forza.
Quando è arrivato da noi l’ultima notte, si è mostrato più tollerante ed ha ordinate di riaprire I bagni e la cafeteria che erano stati chiusi per ordine del generale Khalil Harb per costringerci ad andarcene.
Questa mattina, sono venuti i poliziotti e ci hanno chiesto di smontare le tende. Abbiamo spiegato che ne abbiamo bisogno per far dormire i bambini. Non hanno insistito.
Dopo la sua visita di ieri mattina, il generale Harb è tornado dopo mezzanotte e ci ha detto: “Questa è una zona militare proibita e la vostra presenza qui è inaccettabile. Useremo ogni mezzo necessario per allontanarvi”.
Nonostante queste pressioni, l’IMORB resiste. Gli abbiamo detto: “Ce ne andremo solo quando il confine verrà aperto”.
La nostra presenza è rafforzata dal sostegno dei cittadini egiziani, alcuni dei quail ci hanno portato coperte, materassi ed altri generi di conforto. Questa mattina, uno sconosciuto ci ha portato del pane fresco. Poi, un bambino ci ha portato del fooul, un cibo tradizionale per la colazione, che era veramente delizioso.
Ieri sera, un poliziotto è venuto da noi indossando una kefiah palestinese e ci ha offerto del the.
Queste dimostrazioni di sostegno ci aiutano a resistere, nonostante la situazione precaria in quello che Alona chiama “un hotel a cinque stelle”.
In solidarietà da tutti noi

International Movement to Open Rafah Border