Nena News.com
24.11.2010
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RAZZISMO E APARTHEID IN ISRAELE?
Con l'opposizione espressa da Tel Aviv e Washington alle celebrazioni all'Onu per il decimo anniversario della conferenza contro il razzismo di Durban, ri-esplode la questione del razzismo in Israele.
di Nunzio Corona
Ci sono parole che pochi riescono (o possono) pronunciare liberamente, soprattutto quando si tratta di Israele, come Razzismo e Apartheid. Che in Israele vi sia una eclatante discriminazione nei confronti della popolazione non-ebraica e che nel territorio occupato i coloni ebrei siano trattati in modo palesemente differente dai palestinesi, e’ una realta’ ampiamente riconosciuta. Ma quale e’ la differenza tra discriminazione e razzismo? Per “discriminazione” si intende il trattamento disuguale attuato nei confronti di un individuo o un gruppo di individui in virtù della loro appartenenza ad una particolare categoria. Quando questa categoria e’ la razza o il gruppo etnico, si parla di razzismo. A questo proposito, e’ importante notare che il termine “razza” costituisce una categoria sociale e non biologica. Cio’ significa che le ovvie differenze esistenti tra gli esseri umani, anche le piu’ eclatanti, come il colore della pelle, non sono scientificamente spiegabili in base al loro patrimonio genetico. Per esempio, la variabilita’ genetica esistente all’interno dei cosiddetti “gruppi razziali” e’ assolutamente maggiore di quella che si riscontra tra un gruppo e l’altro.
Si parla di razzismo, invece, quando un particolare gruppo sociale si avvantaggia dalla sua posizione dominante definendo se stesso e gli altri per il possesso di caratteristiche fisiche selettive o comunque arbitrarie, limitando in modo peggiorativo la vita di coloro contro cui discrimina, e da cio’ traendo ovvi benefici. Razzismo si riferisce insomma alle pratiche istituzionali e individuali che creano e rinforzano sistemi oppressivi di relazioni razziali.
La stessa definizione di Apartheid e’ controversa. Il termine proviene dalla lingua afrikaaner (“separazione”) e descrive l’istituzionalizzazione di un regime di sistematica discriminazione razziale o un sistema politico dove il razzismo e’ regolamentato per legge. La Convention on the Suppression and Punishment of the Crime of Apartheid del 1973 definisce apartheid le “politiche e pratiche di discriminazione e segregazione razziale…” che hanno l’intento di “stabilire e mantenere il dominio di un gruppo razziale di persone su di un altro e opprimerlo sistematicamente.” L’art.3 dell’International Convention on the Elimination of All Forms of Racial Discrimination condanna espressamente l’apartheid e la discriminazione razziale definita come “la distinzione, esclusione, restrizione o preferenza basata su razza, colore, discendenza, oppure origine nazionale o etnica che ha lo scopo o l’effetto di nullificare o ridurre il riconoscimento, godimento o esercizio, su di un piano di parita’, dei diritti umani e delle liberta’ fondamentali nella vita politica, economica, sociale, culturale o qualsiasi altro campo della vita pubblica.”
E’ stato lo stesso ex-consigliere del ministro della difesa israeliano, Haggai Alon, ad usare quest’espressione (“apartheid policy”) descrivendo la politica portata avanti dall’esercito israeliano per svuotare la citta’ di Hebron, nonostante faccia parte del territorio palestinese, dalla popolazione araba. La parola ebraica “hafrada” (‘separazione’) viene da tempo utilizzata in Israele per indicare la politica di separazione tra arabi ed ebrei perseguita dal governo. Lo stesso Muro che Israele sta costruendo viene comunemente chiamato con il termine “barriera hafrada” ossia “barriera di separazione” o “muro dell’apartheid” e non con quello di “barriera di sicurezza” utilizzato invece a livello internazionale per giustificarne la necessita’ come protezione contro il terrorismo. Questo linguaggio rivela la percezione a livello dell’opinione pubblica di quella che e’ un’esplicita scelta di netta separazione, e in parte di vero e proprio razzismo, nei confronti dei palestinesi e degli arabi in genere. Apartheid e’ l’espressione esplicitamente utilizzata in un suo controverso libro dall’ex Presidente Jimmy Carter[1] il cui coraggio e’ stato applaudito da molti gruppi ebraici, compresi gli oltre 10 mila membri della Jewish Voice for Peace. I Jews for Justice for Palestinians hanno svolto un’analisi eccellente dell’apartheid israeliano[2] mentre gli European Jews for a Just Peace, comprendente 16 organizzazioni ebraiche in nove paesi europei, hanno condannato le politiche israeliane di “oppressione, segregazione e umiliazione”.[3]
La discriminazione razziale che avviene in Israele e nel territorio palestinese occupato (TPO) e’ estesamente descritta dalla Commissione sull’Eliminazione della Discriminazione Razziale nelle sue “osservazioni conclusive” sul Rapporto presentato dallo Stato di Israele.[4] Vale la pena ripercorrerle insieme per avere un quadro sufficientemente ampio della situazione. Esse si riferiscono, per quanto riguarda il territorio dello Stato di Israele, all’assenza di qualsiasi cenno o proibizione della discriminazione razziale nella cosiddetta Basic Law, in pratica la Costituzione dello Stato di Israele; ai privilegi riservati alla popolazione ebraica soprattutto riguardo alla proprieta’ della terra e alla possibilita’ di costruire abitazioni; al divieto del diritto al ritorno per i palestinesi espropriati della loro terra in Israele; al divieto alla riunificazione familiare con i residenti nel TPO; alla presenza di “settori” separati per arabi ed ebrei; alle inferiori opportunita’ di accesso a istruzione, sanita’, servizi di pubblica utilita’ per la popolazione non ebraica; alla politica di eccessiva moderazione dei tribunali nei confronti di politici, ufficiali governativi e altre figure pubbliche che incitano all’odio verso gli arabi; al consistente numero di denunce presentate da cittadini arabi israeliani contro la violenza della polizia israeliana mai prese in considerazione dal Ministero della Giustizia.
Per quanto riguarda il TPO, la Commissione, reiterando come gli insediamenti colonici israeliani siano illegali secondo la legislazione internazionale, denuncia con preoccupazione la distinzione compiuta da Israele in base alla cittadinanza tra coloni ebrei israeliani e popolazione palestinese. Segue, inoltre, l’elenco delle pratiche illecite attuate da Israele come le restrizioni al libero movimento dovute a checkpoint, muro di separazione, strade riservate soltanto ai coloni, sistema dei permessi; l’applicazione nel TPO di leggi, politiche e pratiche diverse per palestinesi ed israeliani come l’ineguale distribuzione delle risorse acquifere, la demolizione delle case; l’uso di una legislazione penale differente che comporta periodi di detenzione piu’ lunghi e punizioni piu’ severe per i palestinesi rispetto agli israeliani colpevoli degli stessi crimini; gli scavi condotti sotto la Moschea Al Aqsa e i possibili danni che ne possono conseguire; le continue violenze perpetrate dai coloni ebrei, in particolare nell’area di Hebron.
Comunque le vogliamo chiamare, queste pratiche discriminatorie esercitano una vera e propria violenza sulla popolazione palestinese, pervadendone la vita quotidiana. Si tratta di una violenza indiretta (detta anche strutturale)[5] che, aggiungendosi a quella delle bombe e dei checkpoint, si insinua letteralmente all’interno del corpo e della mente delle vittime, in una sorta di vera e propria “incorporazione biologica” del mondo materiale e sociale. La scienza moderna ha mostrato come questa incorporazione (“embodyment”) finisce per esprimersi con i segni e i sintomi di malattie fisiche e mentali. Una dimostrazione di quanto importante sia riconoscere e studiare il razzismo non soltanto per denunciarlo come male in se’, ma anche allo scopo di orientare le strategie di protezione e miglioramento della salute pubblica.
[1] Carter, J. Palestine: Peace Not Apartheid. New York: Simon & Schuster, 2006.
[2] http://jfjfp.com/?page_id=497 visitato il 22-5-10.
[3] http://www.ejjp.org Visitato il 22-5-10.
[4] United Nations – CERD, International Convention on the Elimination of All Forms of Racial Discrimination. Consideration of Reports Submitted by States Parties under Article 9 of the Convention. Committee on the Elimination of Racial Discrimination, Seventh Session 19 February – 9 March 2007. CERD/C/ISR/CO/13, 14 June 2007.
[5] http://saluteinternazionale.info/2010/01/in-palestina-non-uccidono-soltanto-le-bombe/
