Electronicintifada.net
31.05.2007
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L’interdipendenza delle storie palestinese ed ebraica.
di Anne Norton
Il titolo del libro di Joseph Massad La persistenza della questione palestinese: Saggi sul sionismo e i palestinesi non rende giustizia al contributo che questo libro fornisce alla storia del sionismo, di Israele e degli ebrei. Il lavoro brillante ed erudito di Massad è profondamente illuminante non solo per la storia della Palestina e delle dissertazioni che la circondano, ma per la storia dell’Europa e degli Stati Uniti e, infine, una testimonianza che solleva interessanti questioni teoriche.

La questione palestinese è abbastanza importante da richiamare l’attenzione di per sé stessa: la politica di mezzo secolo è stata sospinta dalle onde d’urto provenienti da questo epicentro del conflitto. Massad offre preziose informazioni tratte da una vasta gamma di fonti accuratamente documentate abbinate ad una superba analisi politica e storica che contribuisce direttamente allo studio della Palestina.
Il nucleo dell’opera è un’articolazione attenta e convincente dell’interdipendenza delle storie dei palestinesi e degli ebrei, particolarmente evidente nel duplice progetto del sionismo. I lettori dentro e fuori il mondo universitario hanno riconosciuto da tempo la centralità e l’intensità dello sforzo sionista di rimodellare la soggettività ebraica, creando un “nuovo ebreo” abitante di un preannunciato stato ebraico. Nelle loro speranze l’israeliano avrebbe dovuto essere forte, ostinato e legato alla terra, fornito di auto-determinazione, capace di auto-difesa e in grado di provvedere a sé stesso. L’indipendenza del preannunciato cittadino israeliano, il nuovo ebreo, è riflessa in una preannunciata sovranità, nel dominio sulla terra e la sua gente. S’incentra su una doppia subordinazione: il disconoscimento dei senza terra, gli ebrei apolidi dell’Europa, e dei palestinesi ai quali vennero assegnati gli attributi dei quali i sionisti tentarono di disfarsi. L’arabo-palestinese è diventato l’ebreo europeo: senza terra, senza stato, con l’assunzione dei tratti che avevano caratterizzato l’ebreo come soggetto. La lettura di Massad dei testi sionisti spesso duri nei confronti degli arabi, dei mizrahi e degli ebrei europei è attenta, fatta in modo scrupoloso, sostenuta da competenza e dotata di serena magnanimità.
Il lavoro di Massad sarà una risorsa inestimabile per diversi settori di politica comparata.I conflitti e le linee di frattura all’interno della politica israeliana sono chiariti dalla mappatura di Massad della costellazione di genealogie costruite dalle quali dipendono le identità israeliane. Viene chiarita la percezione del loro “pericoloso vicinato” come pure dell’ordine globale. Massad, insieme a Gil Anidjar, impone una riconsiderazione dell’identità europea. Questo saggio mette del tutto in luce il posto occupato dagli ebrei e dagli arabi nel dibattito europeo, nell’immaginario europeo, nelle conoscenze storiche e contemporanee europee dei mondi di vita esistenti. Gli studenti del post-colonialismo hanno imparato a provincializzare l’Europa; Massad ci ricorda della presenza dell’europeo in Oriente e dell’orientale. Possiamo cominciare a tracciare i processi che attribuiscono al palestinese le forme e gli attributi della diaspora, che rendono l’ebreo orientale di una volta una forma di presenza europea in Oriente.
Studi sulla malleabilità dei soggetti e delle soggettività in un determinato momento storico e politico sono raramente attenti alle molteplici dimensioni su cui è costruita e articolata l’identità. Massad presta attenzione alla temporalità, allo spazio, al linguaggio, sia quello collettivo che quello individuale. . La sua attenzione al sesso, al genere e alla sessualità, merita una particolare considerazione. Massad non da istruzioni riguardo ai miti di tipo utilitaristico prevalenti in Israele e in Palestina. Egli descrive minuziosamente la sessualità di razza e nazionalità che permea le dissertazioni europee e sioniste e la collaborazione palestinese riguardo alla sottomissione delle donne, nonché le forme più gradevoli delle dissertazioni nazionali impostate sul genere e sulla sessualità.
I teorici dovrebbero leggere questo libro con particolare attenzione, in quanto arricchisce le critiche esistenti di autenticità, accresce la letteratura sulla identità, approfondisce gli interrogativi etici e morali e costituisce un contributo ai rinati interessi della teologia politica. Il libro di Massad mostra come l’assegnare i tratti di un sé stesso ripudiato ad altri consente la simultanea conservazione e repulsione di un passato costitutivo. Sia nella letteratura sionista che in quella palestinese, la memoria si configura come un modo per la salvaguardia di sé stesso e la promessa di estinzione, come un’impresa sempre di tipo etico. Massad contesta lo status etico della memoria. Nel circostanziare la parziale ma decisiva escissione sionista della religione dalla raffigurazione dell’ebreo, Massad apre una volta ancora la questione ebraica di Marx – l’attinenza del cittadino, quella teologica e quella politica.
Weber, in conclusione a Politica come professione descrive l’attività politica in un tempo di crisi come un “lento trapanare attraverso dure assi di legno.” Coloro che si dedicano a studi sul Medio Oriente conoscono la tentazione all’auto-censura e i costi che troppo spesso si associano a un lavoro onesto in questo campo. Non potevo chiudere questa recensione senza riconoscere che questo lavoro ha richiesto più della sola intelligenza del suo autore. Massad ha dimostrato quello che Weber aveva affermato “che la fermezza di cuore può sfidare perfino il crollo di tutte le speranze”, e ha conservato tutte le virtù accademiche a fronte di questa pretesa quasi senza risposta.
Anne Norton, professore di scienze politiche e letteratura comparata presso l’Università della Pennsylvania, è autrice di Leo Strass e la Politica dell’Imperialismo Americano (Yale University Press, 2004) e di altre opere.
(tradotto da mariano mingarelli)