Con la Legge sullo Stato-nazione, è il diritto religioso di Israele a stabilire chi e come è ebreo

Secondo la legge sullo Stato-nazione il giudaismo non è una religione diversa, ma è un'identità nazionale che garantisce la supremazia sulle altre persone, inclusi altri ebrei.

Di Etan Nechin(*), 20 dicembre 2020  https://www.972mag.com/nation-state-law-judaism-religious-right/

Si prevede che questa settimana la Corte suprema israeliana tenga la sua prima udienza su 15 petizioni contro la legge sullo Stato-nazione. Approvata nel luglio 2018 come Legge Fondamentale(=Legge Costituzionale, NdT), la Legge Stato-Nazione che definisce ufficialmente Israele come la patria nazionale esclusiva del popolo ebraico, viene sempre più utilizzata per espropriare i cittadini palestinesi ed escludere la loro lingua e cultura dalla società israeliana.

Essendosi autodefinito Israele "stato ebraico", molte leggi israeliana si sono basate, fin dall’inizio, sul privilegio di un particolare popolo, tra queste la Absentee Property Law (1950), la Law of Return (1950) e la Legge sulla Cittadinanza ed il Diritto di Entrata in Israele(2003). La Legge sullo Stato Nazione quindi non costituisce una perversione, ma una continuazione della politica dello Stato nei confronti dei palestinesi negli ultimi 70 anni. Tuttavia la Legge sullo Stato-Nazione costituisce comunque una svolta allarmante. Mentre i fatti della guerra del 1948 e dell'occupazione del 1967 derivano da circostanze storiche complesse e altre leggi discriminatorie sono state scritte in modi meno espliciti, la Legge sullo Stato-nazione è un documento legale che segnala il desiderio inequivocabile di Israele di sancire la supremazia razziale e religiosa.

 La legge non solo rafforza la disuguaglianza sistematica, ma cerca anche di ridefinire radicalmente cosa significa essere ebreo. Consolida la gerarchia razziale all'interno delle comunità ebraiche di Israele cancellando il patrimonio culturale degli ebrei dei paesi del Medio Oriente e favorisce la definizione nazionale di giudaismo rispetto al suo significato religioso. In quanto tale, l'imminente udienza in tribunale non sarà solo una battaglia per l'anima di Israele come tipo di stato, ma per ciò che significano ebraismo ed ebraicità.

Da quando il primo primo ministro israeliano David Ben Gurion inviò la sua cosiddetta lettera dello "status quo" ai leader ebrei ortodossi nel 1947, venne stipulato una sorta di convenzione a lungo termine tra gruppi laici e gruppi religiosi in Israele per evitare di alterare il modo di ciascuno di intendere il giudaismo. Secondo questa disposizione, lo Stato avrebbe accettato limitazioni in aree come il trasporto di sabato, le leggi sul matrimonio e la morte e altre. In cambio, le comunità religiose avrebbero chiuso un occhio su alcune deviazioni dal rabbinato, la più alta autorità religiosa ebraica di Israele, quali l’accettazione dell'immigrazione di centinaia di migliaia di ebrei dall'ex Unione Sovietica che non erano stati riconosciuti come ebrei dal rabbinato.

Definire legalmente chi è un ebreo attraverso la legge sullo Stato-nazione metterà fine a questo status quo. Approvata dal governo nazionalista-religioso più di destra della storia del Paese, la legge rivela l'ipocrisia della destra religiosa in Israele: l'unica definizione che può proporre per essere ebreo è "non arabo". Il giudaismo non è definito come una religione vibrante con manifestazioni in tutto il mondo, ma è definito come un'identità in uno Stato, tale da garantire la superiorità su persone di fedi diverse sotto il governo di questo Stato, così come sugli ebrei che vivono al di fuori di Israele. In altre parole, in Israele, il giudaismo è sinonimo di potere: chi gestisce lo Stato decide sul giudaismo.

Definizione ristretta di giudaismo

Se la Corte Suprema la sosterrà come Legge Fondamentale, Israele si troverà ad un punto di non ritorno. Non solo sancirà costituzionalmente la supremazia razziale e religiosa, ma la legge potrebbe recidere i legami di Israele con le comunità ebraiche di tutto il mondo, sulle quali lo Stato fa affidamento da decenni per influenzare l'opinione pubblica internazionale a suo favore.

Per la società israeliana, la "diaspora" è un luogo morto. È significativo che l'unico viaggio all'estero autorizzato dallo stato per studenti ebrei israeliani non sia quello di incontrare compagni ebrei a New York o Parigi, ma i viaggi ad Auschwitz. Israele vede se stesso come l'unico luogo in cui può esistere il giudaismo, e la sua definizione ristretta di giudaismo come l'unico degno di legittimità.

Allo stesso modo, il rabbinato israeliano ha sempre escluso la maggior parte delle comunità ebraiche negli Stati Uniti e non riconosce il giudaismo riformato o quello conservatore. Come per divina coincidenza, lo stesso giorno in cui è stata approvata la legge sullo stato nazione, la polizia israeliana ha arrestato un rabbino conservatore per aver celebrato un matrimonio non autorizzato dal rabbinato.

Tale disprezzo è confermato negli atteggiamenti delle alte personalità israeliane. Riferendosi all’Ebaismo Riformato e a quello Conservatore, il ministro degli interni, l’ultraortodosso Aryeh Deri ha detto che "se questo è giudaismo, non voglio alcuna parte di esso", aggiungendo che gli ebrei non ortodossi stanno portando alla fine del giudaismo. Il politico di estrema destra Naftali Bennett ha affermato che la vera minaccia per gli ebrei della diaspora non è il terrorismo interno o l'Iran, ma l'assimilazione. Anche in occasione del massacro dell'Albero della Vita nel 2018, molti alti esponenti, pur presentando le loro condoglianze, si sono ben guardati dal considerare l'Albero della Vita un luogo granchè degno di attenzione(1).

I politici israeliani se la prendono con l'Iran per il suo governo teocratico, ma Israele stesso è uno dei primi 22 paesi più restrittivi dal punto di vista religioso al mondo. Quando la religione è usata a fini politici, emargina necessariamente coloro che non condividono la fede; quando diventa un'ideologia di stato, esclude le persone che potrebbero non aderire a tutti i suoi principi.

Pertanto, anche se i cittadini ebrei e palestinesi di Israele sono liberi di seguire il proprio credo religioso e civile, in realtà qualsiasi deviazione dall'ideologia statale significa correre il rischio di vedersi spogliati dei propri diritti.

In Israele e all'estero, spetta a tutti gli ebrei opporsi a questa legge e alle sue misure per mantenere il giudaismo una religione fiorente e diversificata. Se il termine "ebraico e democratico" si è sempre mantenuto sul filo del rasoio, la conferma della Legge Stato-nazione lo dividerà per sempre.

(1)Nell’attentato alla sinagoga presso Pittsburg, 11 morti, erano nel mirino del suprematista bianco due associazioni ebraiche conservatrici accusate di inquinare l’America in quanto si occupano di accoglienza in USA di immigranti ebrei.(NdT)

(*)Etan Nechin è uno scrittore-pubblicista israeliano residente a New York, direttore di The Bare Life Review: a Journal of Immigrant and Refugee Literature. Scrive anche per Boston Review, The Independent, Washington Post, The New York Times, Jewish Currents, Haaretz

Traduzione a cura di Associazione di Amicizia Italo.Palestinese

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