Zochrot: per una narrazione condivisa su Olocausto e Nakba

Uno dei maggiori ostacoli ad una soluzione accettabile della questione israeliano-palestinese è la perdurante assenza di una narrazione condivisa, cioè di un riconoscimento, da parte di entrambe le due parti, delle motivazioni dell’altra.

Uno studio (1)da parte di Lorenzo Kamel e Daniela Huber individuò due casi illustrati in una pubblicazione dal titolo “Liberarci della Paura dell’Altro, un caso israeliano ed uno palestinese per conoscere la sofferenza dell’Altro.” Sebbene lo studio sia del 2012 conviene menzionarlo in quanto ne permane una attualità.

IL CASO DI KHALED KASAB MAHAMEED

Khaled Kasab Mahameed nacque nel 1962 a Umm al-Fahem. A differenza della maggior parte dei circa 700.000 palestinesi che persero la casa nel 1948, la sua famiglia, originaria del villaggio di al-Lajjun, rimase all'interno dei confini di Israele, reinsediandosi a Nazareth. Nel 2009, nel villaggio palestinese di Ni'lin,presso Ramallah, Khaled istituì quella che definì "la prima mostra permanente nella West Bank con immagini sull'Olocausto", e anche pubblicò 2.000 opuscoli in arabo. Negli anni Ni'lin diventò uno dei centri gravitazionali del conflitto: la piccola città di circa 4.750 abitanti è situata vicino alla linea verde, accanto alla città israeliana di Modi'in e all'insediamento israeliano di Modi'in Illit; il muro di separazione percorre i campi dei contadini del villaggio. Ogni venerdì i suoi abitanti sostenuti da attivisti per la pace israeliani e internazionali manifestano contro il muro di separazione, a volte lanciando pietre. La mostra a Ni'lin era ospitata in un'unica sala di una trentina di metri quadrati.

IL CASO DI EITAN BRONSTEIN

Eitan Bronstein, nato nel 1960, immigrò in Israele dall'Argentina all'età di cinque anni e crebbe in un kibbutz. Subì tre condanne per essersi rifiutato di prestare servizio nell'esercito israeliano durante la prima guerra del Libano all'inizio degli anni '80 e in Cisgiordania durante la prima Intifada alla fine degli anni '80. Lavorò a Neve Shalom, un villaggio situato tra Tel Aviv e Gerusalemme, fondato congiuntamente negli anni '70 da cittadini israeliani ebrei e arabi impegnandosi in un'opera educativa per la pace, l'uguaglianza e la comprensione tra i due popoli. Nel 2002 Bronstein e un gruppo di attivisti costituì Zochrot ("Ricordare" in ebraico) con sede a Tel Aviv, con l'obiettivo principale di sensibilizzare gli ebrei israeliani sulla Nakba palestinese del 1948. Il loro opuscolo diceva che la "Nakba è un tabù inespresso nel discorso israeliano, la sua memoria è stata cancellata dalla storia ufficiale del paese e dal suo paesaggio fisico."  Zochrot volle coinvolgere il pubblico israeliano per conoscere la Nakba attraverso vari mezzi. Crearono un sito web nakbainhebrew.org, in ebraico, che trattava tragico destino di centinaia di villaggi palestinesi nel 1948. Oltre a questo, Zochrot organizzava tour alle rovine dei villaggi palestinesi, durante i quali venivano affissi cartelli per segnalare l'esistenza precedente di un villaggio palestinese; i ricordi dei palestinesi venivano raccolti in video, cercando di insegnare nelle scuole la Nakba e organizzando mostre. Zochrot percepisce "l'apprendimento della Nakba come condizione per la pace e la riconciliazione".

Oggi, a 8 anni di distanza

A 8 anni di distanza dallo studio di Kamel, Mohammad Bakri, attore e regista palestinese-israeliano ha lanciato l’appello: Sostieni Zochrot!

Dice Bakri: Zochrot, pioniere straordinario, lavora per far conoscere il disastro palestinese, la Nakba. Informa l’opinione pubblica israeliana sulla Nakba e sul destino dei Palestinesi in questo paese, chiedendo che vengano riconosciute le ingiustizie perpetrate contro il popolo palestinese da parte di Israele. Zochrot si impegna affinché gli Israeliani si assumano la responsabilità della violenta espulsione di oltre 750.000 persone dalla loro terra natale, trasformando loro –e i loro discendenti– in rifugiati, dopo aver demolito le loro case e cancellato le loro comunità. Riconoscere il diritto al ritorno è un passo necessario per un futuro di pace e uguaglianza in questo paese.

Il pubblico di destinazione di Zochrot sono gli Ebrei israeliani. Questo è a dir poco sorprendente. Unico a farlo, la sua attività sfida e intacca le abituali percezioni sioniste e israeliane. Rivela ciò che è nascosto alla vista di Israele, portando alla luce coloro che sono oppressi, evocando ciò che molti preferirebbero negare. Zochrot è stata la prima associazione ad organizzare, per gli Israeliani, tour educativi nelle comunità palestinesi distrutte. Zochrot ha raccontato la loro storia, la vita prima della Nakba e le circostanze dello sradicamento dei Palestinesi, aprendo gli occhi a migliaia di Israeliani sulle storie che stanno dietro alle molteplici rovine (in)visibili in tutto il paese, spesso non lontano dalle case dei partecipanti al tour. Questo è un tipo di protesta politica profonda che accresce la consapevolezza della realtà.

Zochrot offre varie attività. Ha un ricco sito web trilingue con ampio materiale sulla Nakba, i rifugiati, le comunità distrutte e il diritto al ritorno. Ha pubblicato la mappa della Nakba con i nomi cancellati delle città e dei villaggi palestinesi distrutti ed ha anche lanciato l’app iNakba.

Mentre l’iniziativa di Bronstein sappiamo che vive, pur nelle difficoltà aumentate da quando ricordare la Nakba viene negato per legge, notizie su Kaled Mahammed sono da alcuni anni assenti dal web.

Mohammad Bakri

(1)The De-Threatenization of the Other: an Israeli and a Palestinian Case of Under-standing the Other’s Suffering(Liberarci della Paura dell’Altro, un caso israeliano ed uno palestinese per conoscere la sofferenza dell’Altro), di Lorenzo Kamel e Daniela Huber, Peace & Change a Journal of Pece Research

Traduzioni e sintesi a cura di Associazione di Amicizia Italo-Palestinese