Diario di Paola in Palestina - 8 ottobre

Diario di Paola in Palestina – 8 ottobre.  

Ieri mattina piomba in ufficio la medico della Mobile Clinic di Betlemme. Vuole licenziarsi: dice che l'ostruzionismo e le pressioni del Minister of Health (MoH) le rendono impossibile lavorare. Le si chiede un preavviso di almeno un mese, perché si possa trovare una sostituta

 

Parlo con il Project Officer (M.), con cui devo mettere a punto un questionario di valutazione del servizio. Mi sembra abbastanza semplice, così cerco di chiacchierare con M.. Questo mi garantisce e giura la sua massima fedeltà al progetto in corso, con il MoH. Poi però confessa: 'se potessi evitare di lavorare per il MoH lo farei. Non mi fido di loro neanche per i miei figli: se si ammalano, all'ospedale pubblico non ci vanno'. In Italia (o per meglio dire, a Torino) a un discorso del genere obietterei; ma, dopo il giro dell'anno scorso, in cui ne avevo visti un paio, di ospedali pubblici qui, non riesco a dargli torto - neanche dal punto di vista tecnico, a prescindere dalle questioni politiche.

A Beit Jalla, non lontano dalla sede del DiSvi, sorta di bar che reclamizza birra e panini con carne di maiale (non c'è più religione...). Ma, a parte gli scherzi, la dice lunga sulla propaganda neocon secondo la quale i cristiani palestinesi emigrano perché perseguitati dai musulmani (e non, ad esempio, per il Muro e i posti di blocco).
I quali posti di blocco ci sono ancora, ma spesso non c'è più l'esercito. Il che vuol dire che passare si passa, e più velocemente. Però l'altro ieri, in auto, ci aveva fermato una pattuglia della polizia. A Betlemme la sera c'era la polizia palestinese: più giovane di quella vista negli anni scorsi - devono aver fatto nuove assunzioni, ma neanche questi, come i precedenti, sembravano dover far fronte a una gigantesca mole di lavoro. Tranquilli in piazza, a chiacchierare.
Invece, per le strade di Betlemme ieri mattina, diversi soldati, con mitra e grossi manganelli di legno. Palestinesi questi, non israeliani; e non facevano un bell'effetto

C'è una parte del programma del DiSvi che appassiona M., ed è quella sull'educazione sanitaria. Avevo interpretato, e interpreto tuttora, che questo sia dovuto al fatto che in questa può essere autonomo, senza medici fra i piedi. Ma non è tutta la spiegazione, almeno a sentire lui: "E' bella, l'educazione sanitaria. Perché il MoH lì non c'entra". Ah....

Ieri mattina, riunione dal capo del servizio veterinario, nella divisione specifica del 'ministero' dell'agricoltura. Si parla di zoonosi, di antropozoonosi (in particolare di brucellosi) e di prevenzione
Quindi alla sede del MoH a Betlemme. E' sopra la zona cristiana ortodossa, e qui vedo le prime due donne senza velo; una è la direttrice del programma sanitario. Il direttore capo si sbraccia per promettere certificati di esenzione per i beduini senza reddito. Pare molto contento del programma del DiSvi, ma sulla sua sincerità né io, né il capo progetto, né M., quando ci scambiamo le idee all'uscita, mettiamo la mano sul fuoco. E infine, al 'ministero' dell'istruzione, dove si parla con di educazione sanitaria con la direttrice del programma per Betlemme (senza velo) e con quella del programma per il sud di Hebron (velata)

Riunione pomeridiana in ufficio. M.: "Al MoH dovrebbero lavorare dalle 8 alle 15, ma in realtà è dalle 9 alle 14". "Mah", obietta il capo progetto. "Secondo me arrivano alle 10 e alle 13 sono già fuori"