Diario di Paola in Palestina - 9 ottobre

Diario di Paola – 9 ottobre  

Ieri di nuovo alla sede di Betlemme del MoH, per vedere come sono fatti i loro registri. Per le strade di Betlemme, tanti soldati e polizia (palestinesi) armati da sconcertare anche M.. Dei soldati, alcuni con giubbotto antiproiettile.

 

Alla sede del MoH di Betlemme non sembra che la gente si affanni a lavorare, ma questo non fa che rendere l'ufficio - diverso per la povertà diffusa degli arredi, e che si respira - molto simile all'Italia. Una delle stanze funge da sala d'aspetto; diverse mamme con bambini, in attesa di visita medica

Neanche M. ha il permesso israeliano per andare a Gerusalemme. Ritiene di poterlo ottenere, in quanto facente parte del personale sanitario che lavora per una ONG, e ha chiesto al capo progetto di interessarsene. Per ora, nulla.

M. studia all'università di Betlemme, e buona parte delle lezioni sono il giovedì pomeriggio. Così ha concordato di andar via alle 13. C'è un bellissimo sole, e all'idea di star chiusa in ufficio mi viene male.

Esco a vedere Beit Jalla. Il negoziante all'angolo mi spiega che il centro è su per la collina. Incontro, nell'ordine, la chiesa cattolica del patriarcato latino e la statua di san Giorgio a cavallo, armato di spada, intento ad ammazzare il drago.
Sul marciapiede, due lastre con l'insegna dei King, Yin e Yang (questa: http://www.google.com/imgres?imgurl=http://z.about.com/d/taoism/1/0/0/-/-/-/yinYang.gif&imgrefurl=http://taoism.about.com/od/visualsymbols/ig/Taoist-Symbols/Yin-Yang-Symbol.--jj.htm&h=466&w=466&sz=9&tbnid=5pxTOOouA-FdaM:&tbnh=128&tbnw=128&prev=/images%3Fq%3Dyin%2Byang&usg=__frW6ZZo-AdRtWRnpW08O3zMjpJc=&ei=BLzOSqCKMZKqmgPDncCNAw&sa=X&oi=image_result&resnum=4&ct=image). Lungo la Virgin Mary Street ci sono la chiesa ortodossa, e più su la 'Casa di Abramo', che scopro essere dei luterani. A destra, la moschea.

La chiesa ortodossa ha un campo sportivo. Sulla stradina di accesso, due soldati armati. Al ritorno, dalla stradina stanno uscendo 5 camionette: prima due di soldati, poi due di poliziotti, infine una di nuovo di soldati. Tutti armati e con la bandiera palestinese. Il dubbio è che siano andati a 'proteggere' il figlio di un capetto locale intento a giocare a pallone, e che il tutto significhi, tra l'altro, una gigantesca disoccupazione mascherata.

In cima alla collina, il Muro; e una torretta, armata di bandiere israeliane

Telefono a B., la mia amica di Physicians for Human Rights. Abbiamo concordato di vederci nel fine settimana; lei vuole incontrare G., che abita in Cisgiordania, e che ha il divieto di incontrare, se non fuori di qui: lei, come israeliana, non può andare in zona A, e lui credo che non abbia il permesso per andare in Israele. (Sorride, il capo progetto: "E già", dice, "è che il governo israeliano vuol difenderla dai palestinesi, 'tutti terroristi'". D'altra parte, dev'essere per questa preoccupazione che mio padre mi telefona tutti i giorni: controllare che qualche palestinese, venuto a conoscenza delle mie origini ebraiche, non abbia deciso di tagliarmi la gola.
(Le quali origini ebraiche qui dove lavoro sono note a tutti - ma questo mio padre non lo sa)

Così B. progetta di farsi scudo del proprio passaporto tedesco per passare i posti di blocco.

Tutto sommato, una bella parabola: va bene che dal '45 sono passati più di 60 anni, ma che un'ebrea in Israele debba farsi scudo di un documento tedesco per difendersi dai soldati israeliani mi sembra degno di nota.