Diario di Paola in Palestina – 16 ottobre
Al ritorno, mi spiega di aver parlato con il direttore del servizio sanitario di Betlemme. La medico che si vuol licenziare si è accordata per lavorare nella Mobile Clinic solo 3 giorni alla settimana anziché 5, in attesa che si trovi qualcuna che la sostituisca del tutto. Intanto, per i due giorni rimasti scoperti, si è trovata una medico (russa! qui buona parte dei medici ha studiato nell'Europa dell'Est, e quando sono tornati qui si sono portati dietro la moglie conosciuta lì) specialista in Mother and Child Health, che qui è una specializzazione a sé. Non è esperta in General Practice, medicina di famiglia (nessun rapporto con i 'medici della mutua' in Italia); ma l'alternativa - un medico uomo esperto in General Practice - qui è improponibile, perché le pazienti fuggirebbero. Per cui, ben venga la medico russa.
All'ambulatorio di Almenya le stanze sono state riattate; c'è persino l'acqua. Il capo progetto programma di acquistare rapidamente i mobili indispensabili
Oggi qui sono stati visti 6 pazienti. Il medico si scusa perché sa poco l'inglese: ha studiato in Ucraina. Però, quando ci saluta, lo fa con un 'Ciao'.
Verso Kisan. M. chiede al capo progetto come si chiama in inglese una sorta di fico d'India. Poi si risponde da sé: "in arabo è saber. Dove ne vedi, nei territori del '48, vuol dire che sotto c'è un villaggio distrutto". E' sabra, la parola con cui gli ebrei nati in Israele usano (o usavano?) per definire se stessi.
Andiamo a nell'ufficio del MoH a Dura, vicino a Hebron: ci sono da pagare gli stipendi anche lì. Primo posto di blocco, con lunga coda. Il capo progetto toglie la bandiera palestinese dal cruscotto: "Posto di blocco, si ammaina la bandiera". Dopo pochi chilometri, altra lunga coda, per nuovo posto di blocco. Ma poco dopo le 13 i soldati se ne vanno, e le auto riprendono una velocità normale.
Nell'ufficio del MoH, il responsabile, un medico, si lamenta della carenza di farmaci. "Ne mandano pochi dalla farmacia centrale, a Ramallah. Mancano antilipemici, il Plavix, l'Omeprazen". Il primo farmaco si usa per i coronaropatici, il secondo per i coronaropatici sottoposti a stent. Davvero i problemi più urgenti, per beduini che non hanno di che mangiare. Pare che viva in un altro tempo e in un altro spazio.
Arriva l'equipe della Mobile Clinic. Oggi visti 32 pazienti in ciascuno dei due ambulatori. E' un grande successo.
Ritorniamo. Deviazione a sinistra dallo stradone. Una volta era l'ingresso principale a Hebron. Ora (da anni, ormai) e' bloccato da pietroni e da un cancello, serrato.
"A quelli che dicono 'due stati', c'e' solo da dire: 'Prego. Andatevi a fare un giro per una settimana in Cisgiordania, poi ne riparliamo", dico al capo progetto, passando fra una colonia e l'altra.
Pranzo con panino a base di falafel, nel bellissimo cortile interno della chiesa greco (?) ortodossa di Beit Jalla
Cerco i raggiungere i cugini a Rechovot. Sul pullman, a Gerusalemme Ovest, un signore dall'aria inoffensiva, con la sporta della spesa, mi chiede qualcosa in ebraico. Palesemente non ho capito, e la domanda successiva e' in inglese: "Eri a Betlemme?" Un po' perplessa, rispondo "Si'". "Lo so, ti ho visto lì. Sono della polizia. Sei ebrea?" A questo non ho voglia di rispondere, e dico "Forse". Mi guarda, scuote la testa: "No, non sei ebrea, tu"
Davanti alla stazione centrale dei pullman, due uomini giovani, seduti per terra, che chiedono l'elemosina
Stazione centrale piena di ebrei (molto) ortodossi; alcuni ultra-ortodossi
Anche a Rechovot il numero di (molto) ortodossi pare in crescita. Ma forse e' la mia depressione