Abbiamo appreso oggi con profondo dolore della
scomparsa del caro Shafiq el Hout, uno dei grandi palestinesi che è rimasto a
fianco del proprio popolo per tutta la vita. Fu responsabile dell’Olp in Libano
durante i terribili giorni dell’occupazione israeliana del paese. Shafiq el
Hout è stato un dirigente amato e rispettato, ancor più quando ha pagato,
insieme ad altri, un duro isolamento come conseguenza della scelta di non
appoggiare nel 1993 gli accordi di Oslo firmati da Yasser Arafat, ritenuti una
svendita della lotta di indipendenza della Palestina. La storia gli ha dato
ragione.
Era una figura di grande combattente, tenero e fermo, pronto a dare la sua
visione del mondo, il suo suggerimento, a far capire chi stava davvero con la
Palestina e chi no. Andare a Beirut, per me significava anche la speranza di
tornare a trovarlo ancora nella sua casa, insieme alla moglie Bayan, una
storica di fama: da loro sono arrivata grazie al nostro amato Stefano Chiarini.
Per il Comitato per Non dimenticare Sabra e Shatila Shafiq era un punto di
riferimento: non aveva mai smesso di lottare per affermare il diritto al
ritorno dei palestinesi: “sono nato ad Haifa”, ci disse al prima volta che una
delegazione del Comitato si recò a Beirut, “la casa della mia famiglia era in
quella città; io posso anche pensare di non tornare proprio in quella casa, ma
non potrò mai accettare di non tornare nella mia terra”.
Ciao Shafiq!
Stefania Limiti
(Comitato per Non dimenticare Sabra e Chatila)
Palestinesi maltrattati ai checkpoint
Scritto da Luisa Morgantini
Thursday 02 July 2009
Ai Palestinesi che passano i checkpoint israeliani è vietato
anche bere e mangiare.
Ad un checkpoint gestito da una compagnia di sicurezza privata israeliana in
Cisgiordania fermati i Palestinesi che portano bottiglie di acqua e cibo. La denuncia di Machsom Watch (osservazione ai checkpoint),
organizzazione israeliana di Donne contro l’occupazione e per i diritti
umani, confermata da lavoratori palestinesi.
Il checkpoint è quello di Sha'ar Efraim, a sud di Tulkarem, e ad
amministrarlo per conto del Ministero della Difesa israeliano è la compagnia di
sicurezza privata Modi'in Ezrahi. Ad essere fermati, invece, e impediti al loro
passaggio sono tutti quei Palestinesi che lavorano in Israele e che portano con
sé cibo fatto in casa, caffé, tè e persino zaatar (timo) ma anche bottiglie
d’acqua gelata o bevande analcoliche per il pranzo della loro giornata
lavorativa. Acquistare le merci nei negozi in Israele sarebbe troppo caro
per la misera paga che ricevono.
Sembra assurdo eppure è vero. La compagnia di sicurezza israeliana stabilisce
le quantità massime dei cibi che ogni lavoratore deve magiare e che possono
passare attraverso il check point: cinque pite, un contenitore di humus e
tonno in scatola, per le bevande ammesse solo bottigliette inferiore al mezzo
litro o lattine, una o due fette di formaggio, poche cucchiaiate di zucchero, e
da 5 a 10 olive. Vietati anche posate e utensili da lavoro. Le merci
superiori a quelle decise vengono sequestrate e i lavoratori trattenuti per
ore.
Le quantità di cibo ammesse dalla Modi'in Ezrahi non sono in nessun modo
sufficienti al fabbisogno giornaliero di calorie dei lavoratori.
Riceviamo
da Alberto Marani, l’insegnante di scuola superiore recentemente sospeso per
aver distribuito tra gli studenti un questionario sul gradimento dell’ora di
religione, una breve lettera in cui ci svela che, nell’atto di sospensione, ha
pesato anche una sua presa di posizione a favore della causa Palestinese.
Carissimi,
della mia grave sanzione disciplinare (2 mesi, ma ne erano stati chiesti 6) si
è parlato moltissimo, ma quasi solo per una delle motivazioni della sanzione,
l'avere somministrato un questionario sull'ora alternativa.
Esiste però una seconda accusa: avere stampato (con carta della scuola) e
affisso nella bacheca pubblica inrena all'istituto 6 immagini di Handala, nei
giorni del recente massacro di Gaza. Di questo secondo fatto si è parlato
pochissimo, ma secondo me non è meno grave del primo.
Eppure, mentre ho ricevuto centinaia di messaggi di solidarietà da atei e
laici, non non si parla della questione nell'ambiente dalle associazioni
vicine alla causa palestinese. [...]
Grazie per l'attenzione
Alberto Marani
Ecco le immagini incriminate:
Al secondo punto della lettera di contestazione degli addebiti contro Marani,
emessa da Gian Luigi Spada, dirigente dell’Ufficio Scolastico Provinciale di
Forlì, si legge che il docente “usa materiali e strumenti dell’Istituzione Scolastica
per diffondere comunicazioni aventi carattere sindacale e argomenti di
attualità comunque estranei ai propri compiti istituzionali e professionali,
quali il volantino sulla riduzione delle ore a settembre e le vignette affisse
all’albo della Scuola il 16.1.2009”.
Ci domandiamo a questo punto se la libertà di insegnamento dei docenti sancita
dal comma 1 dell’art. 33 della nostra Costituzione (“L'arte e la scienza sono
libere e libero ne è l'insegnamento”) possa essere legittimamente oggetto di
censura da parte di semplici dirigenti scolastici e se questa preoccupante sanzione
non sia la definitiva conferma della emergenza democratica in cui sta
precipitando il nostro paese.