Notizie dal Libano - Chatila

Il Manifesto
17.09.2009
 

http://www.ilmanifesto/in-edicola/numero/20090917/pagina/16/pezzo/260117/   

«Qui per fermare una Nakba infinita»
 
di Antonietta Chiarini 


Ancora una volta siamo qui per un appuntamento ormai irrinunciabile: quella che per molti di noi, attraverso le parole e gli scritti di Stefano, era una partecipazione a distanza, ora, dopo la sua scomparsa, è diventata una esigenza profonda.

Siamo qui, e con noi anche Tullia, la figlia di Stefano, per rendere omaggio a queste vittime e per fare testimonianza.

A Sabra e Chatila si cade in un doloroso incantesimo: ci si sente contemporaneamente vittime e responsabili, vittime perché colpiti nella nostra umanità, violati nei sentimenti più cari, umiliati per un'ingiustizia non ancora riparata, qui come nelle altre stragi perpetrate a danno del popolo palestinese e degli altri oppressi della terra; Sabra e Chatila, simbolo di un lungo elenco di città e villaggi aggrediti, evacuati, distrutti, fino alla ferita più recente, Gaza; ma ci si sente anche responsabili perché ognuno di noi, oltre ad appartenere alla razza umana, è anche cittadino di uno Stato e i governi di questi stati, nonché l'Onu, non si sono saputi o voluti imporre, non hanno preteso il puntuale rispetto delle garanzie internazionali né delle risoluzioni prese, né i loro tribunali hanno saputo punire i responsabili di questo orrore: la nebbia della diplomazia e i mezzi di comunicazione abilmente pilotati non permettono di capire la realtà del dramma palestinese.

Per Gaza l'opinione pubblica ha dato vita in tutto il mondo a imponenti manifestazioni di solidarietà, Gaza non si è sentita sola, tuttavia è stata considerata, spacciata per «emergenza». Emergenza?

L'emergenza per i palestinesi è stata la Nakba e dura da più di 60 anni!

Se veramente avessimo capito questo, ogni giorno e in ogni città ci dovrebbero essere manifestazioni per porre fine ad una situazione insostenibile di isolamento e di oppressione, perché sia ridata dignità ad un popolo negato e per recuperare la nostra.

Sabra e Chatila: questo luogo della memoria trasmette così violentemente l'orrore del massacro da farlo sentire attuale e tale rimarrà, una ferita non rimarginata, finché al popolo palestinese non verrà riconosciuto il diritto al ritorno, il diritto alla terra, il diritto ad avere dignità di Stato fra gli stati.

Si può distruggere un villaggio o una città, si possono uccidere gli esseri umani, si può seguire un sogno distorto di potenza lasciando dietro di sé tracce insanguinate del proprio passaggio, ma non si può uccidere la memoria e di questa memoria Stefano ha voluto essere il testimone angosciato e tenace.

È nel suo ricordo che noi siamo qui, perché la memoria delle ingiustizie patite dai palestinesi non si affievolisca ma si rafforzi e si dilati: una testimonianza a mille persone diventano mille testimonianze. Noi siamo qui ancora una volta, e tra noi tanti giovani, per essere testimoni credibili.

A Sabra e Chatila in questa ex-discarica diventata luogo di rispetto e di amore, la battaglia della memoria l'hanno vinta i palestinesi e i loro amici.

Ultimo aggiornamento Venerdì 02 Ottobre 2009 10:06

 
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