Da : Internazionale 1570 -5.7.2024
Bombe, accuse, proteste e tensioni
-Il 1 luglio 2024 l’esercito israeliano ha ordinato l’evacuazione di alcune zone del sud della Striscia di Gaza, costringendo centinaia di persone a fuggire di nuovo. Qualche ora prima il gruppo armato palestinese Jihad islamica aveva rivendicato dei lanci di razzi verso Israele. Quello stesso giorno e nei successivi l’esercito ha bombardato Khan Yunis e Rafah, nel sud del territorio palestinese, mentre continuava l’offensiva anche a Shujaiya, nel nord.
-Decine di detenuti palestinesi, tra cui Muhammad Abu Salmiya, direttore dell’ospedale Al Shifa di Gaza, sono stati liberati da Israele il 1 luglio e trasferiti verso centri medici del territorio palestinese. Abu Salmiya, che è stato rinchiuso in carcere per sette mesi senza un’accusa formale, in una conferenza stampa ha denunciato che i prigionieri hanno subìto “torture di ogni tipo” e molti di loro “sono morti nei centri per gli interrogatori e sono stati lasciati senza mangiare e senza cure”. Gli ospedali della Striscia sono stati colpiti duramente dall’inizio dell’offensiva israeliana. Al Shifa, il più grande del territorio, è stato bombardato in modo particolarmente intenso.
-Negli ultimi giorni ci sono state in Israele diverse proteste degli ebrei ultraortodossi, contrari alla sentenza della corte suprema che li obbliga ad arruolarsi. Migliaia di uomini e ragazzi sono scesi in strada a Mea Shearim, uno dei più antichi e importanti quartieri ultraortodossi di Gerusalemme, e in alcuni casi si sono scontrati con la polizia.
-Proseguono gli scontri al confine tra Israele e Libano. Il 3 luglio un capo militare della milizia libanese Hezbollah identificato come Abu Ali Nasser è stato ucciso in un bombardamento israeliano nel sud del Libano. Il 29 giugno la missione dell’Iran all’Onu ha scritto su X che Teheran considera “una guerra psicologica” la “propaganda del regime sionista sull’intenzione di attaccare il Libano”, ma se Israele lanciasse un’aggressione militare su vasta scala si arriverebbe a “una guerra di annientamento”.





