Nena News.com
18.11.2010
http://www.nena-news.com/?P=5032
I ROTOLI DELLA DISCORDIA
Il progetto di Israele di digitalizzare i Rotoli del Mar Morto, grazie all’aiuto di Google, riaccende il contenzioso con la Giordania e l’ANP sulla legittima proprietà dei 900 manoscritti, strappati al Museo Archeologico palestinese, nel 1967.
di Barbara Antonelli
Gerusalemme, 18 novembre 2010 Nena News – (foto da relaxedpolitics.com) – E’ un nuovo progetto di pubblicazione on-line degli oltre 900 documenti che compongono i cosiddetti Rotoli del Mar Morto, a risollevare le polemiche sulla legittima proprietà dei famosi manoscritti, tra i ritrovamenti archeologici più importanti del XX secolo. A darne l’annuncio è stato a ottobre il Dipartimento delle Antichità Israeliane che intende digitalizzare i manoscritti attraverso una partnership con il colosso Internet, Google; un progetto dal valore di 3,5 milioni di dollari, che prevede l’utilizzo di avanzate tecnologie ad immagini digitali che consentiranno una fruizione straordinaria per ricercatori e appassionati, “migliore di quella dal vero”, assicurano gli addetti ai lavori. Saranno disponibili in rete, tutti i documenti che hanno scatenato nei decenni, polemiche di ogni natura, da quelle puramente accademiche alle dispute di natura politica.
I Rotoli furono trovati in 11 cave, nell’arido wadi di Qumran e dintorni in Cisgiordania, sulla sponda nord-occidentale del Mar Morto, in seguito a una campagna di scavi condotta tra il 1947 e il 1956 dal Museo Archeologico della Palestina e il Dipartimento Antichità Giordane in cooperazione con la Scuola francese di Studi Biblici. Si tratta di oltre 900 testi apocrifi, che datano in genere tra il 150 a.C. e il 70 d.C, scritti in aramaico, greco e ebraico, alcuni su pergamena, altri su papiro e rame, che gettano luce sulla storia del giudaismo e sugli albori del Cristianesimo. Tra i testi infatti figurano parti di ogni testo del canone ebraico (ciò che i cristiani chiamano Antico Testamento), tranne il Libro di Ester. La scoperta si deve ad un pastore beduino Muhammad ed-Dhib che nel 1947, alla ricerca di una capra dispersa, gettò una pietra in una cava e incuriosito dal rumore di cocci in frantumi, trovò in una giara, tre rotoli, due dei quali avvolti nel lino.
Nel 1967, con l’occupazione da parte di Israele della Cisgiordania e di Gerusalemme Est (oltre che di Gaza e del Golan), le autorità israeliane confiscarono e trasferirono illegalmente i manoscritti dal Museo Archeologico della Palestina (Rockefeller Museum) a Gerusalemme Est, sotto il controllo dell’autorità giordana, che da anni ne richiede la restituzione appellandosi al diritto internazionale. Il professore Sabri al Abbadi, che allora era impiegato al Rockefeller Museum ha recentemente ricordato, alle telecamere di Al Jazeera, come i soldati israeliani sfondarono la porta del museo durante la Guerra dei sei giorni e usarono il museo come punto di avvistamento a Gerusalemme Est, portando via tutto, non solo i Rotoli.
I Rotoli attualmente in esposizione al Museo Nazionale di Amman costituiscono meno del 5% del’intero patrimonio archeologico. Tutto il resto rimane in mano a Israele. Come centinaia di reperti archeologici che sono stati scavati, scoperti, esaminati e rimossi dal territorio palestinese. Dal 1967, la maggior parte di pergamene e frammenti sono stati spostati al Santuario del Libro, presso il Museo d’Israele.
Sempre dal 1967, Israele porta avanti una serie di scavi archeologici a Qumran e nell’area circostante, fino all’ennesimo atto provocatorio, quando il Primo Ministro Netanyahu ha dichiarato Qumran come altri siti archeologici che si trovano in Cisgiordania, la Moschea di Abramo (a Hebron) e la Tomba di Rachele (a Betlemme) “patrimonio nazionale” di Israele. Suscitando la disapprovazione dell’UNESCO e del Coordinatore speciale ONU per la Pace in Medio Oriente, Sir Robert Serry..
Ziad Al Salad, del Dipartimento Antichità giordane ha dichiarato che i ritrovamenti dei Rotoli sono stati fatti con denaro giordano e che il fatto che Israele ne mantenga la proprietà avviene in aperta violazione del diritto internazionale. Un diritto che è sempre stato dalla parte della Giordania dato che dal 1968 l’UNESCO, continua a sostenere la restituzione dei manoscritti alla Giordania, una decisione basata sulle convenzioni internazionali che Israele ha siglato, essendo firmatario della Convenzione UNESCO del 1954 e del protocollo per la “Protezione della proprietà culturale durante i conflitti armati”.
E’ sempre al diritto internazionale che la Giordania si è appellata quando ha chiesto al Canada, che ospitava i Rotoli per una prestigiosa mostra al Royal Ontario Museum (di Toronto), tra giugno 2009 e l’inizio del 2010, di sequestrare e non restituire a Israele i manoscritti in mostra a Toronto. Il governo canadese ha preferito tenersi in disparte e non intervenire; in quell’occasione anche dirigenti dell’Autorità Palestinese si appellarono al Primo Ministro canadese Stephen Harper per chiedere la cancellazione della mostra, e le autorità giordane inoltrarono una denuncia all’UNESCO ribadendo la proprietà dei Rotoli. La mostra è stata oggetto di proteste e picchetti per settimane da parte dei movimenti di solidarietà con il popolo palestinese, coordinati dalla Coalizione contro l’apartheid israeliano e dall’associazione dei Canadesi per la giustizia e la pace in Medio Oriente. Secondo il diritto internazionale, Israele non può appropriarsi dei Rotoli cosi come di altri reperti archeologici rinvenuti su territorio palestinese. Inoltre nel 2005, il Canada ha siglato e approvato nella propria legislazione l’Atto di Import e Export della proprietà culturale, secondo cui è reato importare beni culturali in violazione con le convenzioni internazionali.
Israele da parte sua ha sempre messo a tacere tutte le critiche, da una parte rivendicando i Rotoli quale parte intrinseca del patrimonio ebraico, dall’altra dichiarando “illegale” l’occupazione giordana della Cisgiordania e di Gerusalemme Est, dal 1949 al 1967, in quanto non riconosciuta dalla comunità internazionale. Dopo gli Accodi di Oslo, Israele dichiarò di essere pronto a consegnare la giurisdizione dei luoghi “arabi” e “musulmani” presenti in Cisgiordania, in mano all’Autorità Palestinese, ma quest’ultima rifiutò, chiedendo giustamente il controllo su tutti i siti e le rovine archeologiche presenti sul proprio territorio, oltre che la restituzione immediata di tutti i reperti sottratti.
Con il potere del motore di ricerca più usato, Google, e la tecnologia all’avanguardia della NASA, il Dipartimento delle Autorità Israeliane dice di voler assicurare la salvaguardia e la protezione degli antichi documenti: in primavera con la prima immagine, sarà fruibile il primo frammento dei Rotoli, e il processo di acquisizione on-line durerà cinque anni, per scannerizzare gli oltre 30.000 frammenti . Non ci sarà più bisogno di esporre i Rotoli, basterà un click per cogliere ogni più piccolo dettaglio di ogni singola pergamena. E Google aiuterà anche nella presentazione delle informazioni relative alle immagini, alle trascrizioni, traduzioni e bibliografie. In barba al diritto internazionale.
