L’ONU BOCCIA LA RISOLUZIONE CONTRO HAMAS

L’ultimo atto dell’ambasciatrice Nikki Haley finisce male per Trump: la mozione, che chiedeva la condanna unilaterale del movimento islamico, senza nominare le violazioni israeliane, non ottiene i due terzi. Contro Washington vota anche l’Arabia Saudita

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Roma, 7 dicembre 2018, Nena News – Nikki Haley, falco dell’amministrazione Usa, tra i più convinti sostenitori di Israele e delle politiche anti-iraniane di Trump, chiude la sua carriera alle Nazioni Unite con una sconfitta: a fine anno lascerà – lei dice per sua scelta – la carica di ambasciatrice statunitense al Palazzo di Vetro. E lo farà con una risoluzione, proposta dagli Stati Uniti, bocciata.

Ieri l’Assemblea Generale ha bocciato la mozione Usa che chiedeva la condanna di Hamas per il lancio di razzi verso il territorio israeliano e per incitamento alla violenza. Una risoluzione a senso unico, che non prevedeva una condanna né dell’assedio, ormai lungo quasi 12 anni, della Striscia da parte di Tel Aviv né le operazioni israeliane su Gaza, compresa quella che ha infiammato la tensione un mese fa, l’incursione di un gruppo di soldati in abiti civili nella Striscia e l’uccisione di un alto funzionario del movimento islamico.

Servivano i due terzi dei voti in Assemblea per farla passare, ma la risoluzione ha ottenuto solo 87 sì, contro 57 no e 33 astensioni. Non sono servite le parole di Haley che poco prima del voto definiva Hamas “il più ovvio e grottesco caso di terrorismo del mondo”.

Tra i voti contrari da segnalare quello dell’Arabia Saudita, noto alleato americano – e anche israeliano – e nemico dichiarato della Fratellanza Musulmana, di cui Hamas è parte. Un no anche dagli Emirati Arabi, dallo Yemen e dal Bahrain. Per una volta Riyadh si è trovato dalla stessa parte dell’Iran nella condanna dell’occupazione israeliana.

E voti contrari anche dall’Egitto anti-islamista di al-Sisi, da Cina, Russia, Giordania e più in generale da quasi tutti i paesi africani. Hanno votato invece a favore i paesi europei, ovviamente anche Italia, e quelli sudamericani, con qualche caso di astensione, la Corea del Nord.

Il premier israeliano Netanyahu ha fatto buon viso a cattivo gioco, salutando con favore il risultato perché – ha detto – la risoluzione ha comunque ottenuto la maggioranza dei voti dell’Assemblea. Anche l’Autorità Nazionale Palestinese si è schierata con Hamas: “La presidenza palestinese – ha detto Mahmoud Abbas da Ramallah – non permetterà la condanna della lotta nazionale palestinese”. Raro caso di sostegno aperto al rivale Hamas.

Il fallimento della risoluzione ha un significato politico non indifferente: Stati Uniti e Israele non sono riusciti a far schierare l’Onu a difesa della narrativa israeliana dell’assedio di Gaza e dell’occupazione israeliana. Svuotata della condanna alle violazioni palesi da parte israeliana dei diritti palestinesi e del diritto internazionale, quella risoluzione aveva l’obiettivo di isolare del tutto l’agenda palestinese. Ma non ci è riuscita. Nena News

Commenta Muhamma Shehada,  scrittore ed attivista gazawi, in un articolo su Haaretz (https://www.haaretz.com/opinion/.premium-how-trump-s-anti-hamas-un-resolution-is-creating-unusual-palestinian-unity-1.6722047Le aspettative erano che la risoluzione sarebbe passata. In realtà essa reiterava tutti gli stereotipi della destra israeliana: essa condannava Hamas per “incitamento alla violenza”, i razzi della Jihad, l’”utilizzo delle risorse di Gaza per costruire infrastrtture militari” come se queste e null’altro fossero le cause della miseria a Gaza.  In realtà ciò che ha colpito la società palestinese è stata la decisa posizione presa da nemico interno di Hamas, la Autorità Palestinese, contraria alla mozione, per cui la mossa di Trump è possibile invece che contribuisca al riavvicinamento delle due fazioni.