E’ ancora possibile scrivere poesia dopo Auschwitz? Il Prof. Adorno (della Scuola di Francoforte) formulava questa cruciale domanda.
Paul Celan, giovane ebreo (i suoi sono stati sterminati nei campi di concentramento), scappato dalla Bucovina, scrisse nel 1948 nella lingua degli sterminatori “Todesfuge” (Fuga di morte) in cui descrisse con il ritmo della fuga musicale la "maestria tedesca" nel genocidio degli ebrei.
Vedasi anche: http://ilmanifesto.info/celan-congedo-dalla-rima-usando-la-rima/
Fuga di morte
Paul Celan
Nero latte dell'alba lo beviamo la sera
lo beviamo a mezzogiorno e al mattino lo beviamo di notte
beviamo e beviamo
scaviamo una tomba nell'aria là non si giace stretti
Nella casa abita un uomo che gioca con i serpenti che scrive
che scrive all'imbrunire in Germania i tuoi capelli d'oro Margarete
lo scrive ed esce dinanzi a casa e brillano le stelle e fischia ai suoi mastini
fischia ai suoi ebrei fa scavare una tomba nella terra
ci comanda ora suonate alla danza
Nero latte dell'alba ti beviamo la notte
ti beviamo al mattino e a mezzogiorno ti beviamo la sera
beviamo e beviamo
Nella casa abita un uomo che gioca con i serpenti che scrive
che scrive all'imbrunire in Germania i tuoi capelli d'oro Margarete
I tuoi capelli di cenere Sulamith scaviamo una tomba nell'aria là non si giace stretti
Lui grida vangate più a fondo il terreno e voi e voi cantate e suonate
impugna il ferro alla cintura lo brandisce i suoi occhi sono azzurri
spingete più a fondo le vanghe voi e voi continuate a suonare alla danza
Nero latte dell'alba ti beviamo la notte
ti beviamo a mezzogiorno e al mattino ti beviamo la sera
beviamo e beviamo
nella casa abita un uomo i tuoi capelli d'oro Margarete
i tuoi capelli di cenere Sulamith lui gioca con i serpenti
Lui grida suonate più dolce la morte la morte è un maestro tedesco
lui grida suonate più cupo i violini e salirete come fumo nell'aria
e avrete una tomba nelle nubi là non si giace stretti
Nero latte dell'alba ti beviamo la notte
ti beviamo a mezzogiorno la morte è un maestro tedesco
ti beviamo la sera e la mattina e beviamo e beviamo
la morte è un maestro tedesco il suo occhio è azzurro
ti colpisce con palla di piombo ti colpisce preciso
nella casa abita un uomo i tuoi capelli d'oro Margarete
aizza i suoi mastini contro di noi ci regala una tomba nell'aria
gioca con i serpenti e sogna la morte è un maestro tedesco
i tuoi capelli d'oro Margarete
i tuoi capelli di cenere Sulamith

I tuoi capelli d’oro Margarete (A.Kiefer)
Mentre Adorno si chiese se è ancora possibile scrivere poesia dopo Auschwitz, io non mi sono chiesto se è permesso usare la “Fuga di Morte” in /per un contesto odierno.
Davanti al massacro, al genocidio israeliano del popolo di Gaza durante l’operazione “Barriera Protettiva” dell’estate 2014 (con armi proibite) ho pensato alla “Todesfuge” di Celan trasformandola/attuandola:
Fuga di morte 2014
Il ronzio dei F16 lo sentiamo la sera
lo sentiamo a mezzogiorno e la mattina
lo beviamo durante la notte
Il cosiddetto mondo libero pala
la nostra tomba di massa,
proviene dal cielo, là riposiamo comodamente
Un uomo seduto in una casa climatizzata
gioca col joystick e ci manda
droni quando fa buio a Gaza
I tuoi capelli neri, Shua’a.
Lui preme e centra la casa e
brillano le stelle.
Fischia ai suoi missili
che scavano ai Palestinesi
una tomba nella terra
Lui gioca il gioco dello sterminio delle famiglie;
ha il diritto di autodifesa.
La morte è un maestro da Israele
Dov’è la tua testa, Roula,
i tuoi capelli neri Shua’a?!

(Leonhard Schaefer)