Autorità Palestinese: candidata a essere la Guantanamo di Israele

Al Akhbar English
27,07.2012
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Autorità Palestinese: candidata a essere la Guantanamo di Israele. 

Decine di prigionieri politici detenuti nelle carceri israeliane vengono rilasciati solo per essere poi arrestati dall’Autorità Palestinese, che si dimostra all’altezza della sua reputazione di essere forza di polizia ingaggiata da Israele. 

di Linah Alsaafin 

Il trentenne Alaa Sadeq di Qalqiliya ha trascorso nove anni e mezzo nelle carceri israeliane prima di essere rilasciato il 5 giugno 2012. Sadeq era accusato di appartenere alla fazione politica di Hamas, oltre ad essere attivo nella resistenza contro l’occupazione israeliana. Dopo il suo rilascio, Sadeq aveva cominciato ad adattarsi alla vita fuori dal carcere. Sua sorella Mirvat racconta di come era sempre occupato nel preparare la casa per il matrimonio. Sadeq si è sposato il 14 settembre. Quattro giorni dopo, è stato trascinato fuori e portato al centro di detenzione di Qalqiliya. 
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Srour era tra i 60 palestinesi arrestati nella West Bank occupata dalle forze di sicurezza preventiva dell’Autorità Palestinese il 18 settembre, in quello che è tuttora il più grande arresto scatenato dall’Autorità Palestinese. Il giorno seguente, ne ha imprigionato altre decine a Salfit, Hebron, Nablus, Tulkarem e Qalqiliya, portando il numero totale dei detenuti politici a 114. 

Tra gli arrestati, era compreso un gran numero di sostenitori di Hamas, giovani attivisti non schierati, studenti universitari, giornalisti, scrittori e perfino 35 ex detenuti (oltre ad alcuni dei loro familiari) che erano stati liberati nello scambio di prigionieri dello scorso anno che aveva visto il rilascio di 1027 detenuti palestinesi e di un soldato israeliano catturato. 

L’autorità Palestinese ha arrestato Adel Shawarweh di Betlemme, che aveva trascorso 13 anni nelle carceri israeliane prima che venisse liberato in occasione dell’accordo di scambio dello scorso anno. L’analista giuridico ed ex prigioniero Khaffash Fuad del Centro Ahrar per i Prigionieri è anche lui tra i nomi di alto profilo ad essere riarrestati dall’Autorità Palestinese. La maggior parte degli ex detenuti aveva partecipato all’ultimo sciopero della fame di massa che era iniziato il 17 aprile e si era concluso il 14 maggio, con la perdita da parte di alcuni di fino a 25 chili di peso nel decorso dello sciopero. 

Gli arresti politici di palestinesi effettuati dall’Autorità Palestinese nella West Bank non sono un fenomeno nuovo. In uno studio effettuato dall’Associazione per i Diritti dei Prigionieri Addameer nel 2009/2010, al capitolo due si dichiara che “Dal momento dell’istituzione dell’Autorità Palestinese, avvenuta nel 1994, le forze di sicurezza della stessa hanno arrestato centinaia di palestinesi, non solo della fazione rivale Hamas, ma anche molti altri, membri e quadri dei gruppi che si oppongono all’approccio di una soluzione politica”. 

Lo stesso studio li definisce arresti politici in quanto “l’arresto arbitrario di ciascuno di loro si è basato sulla sua appartenenza politica….arresto o privazione della libertà di ognuno sullo sfondo della sua appartenenza politica di parte, o delle sue convinzioni o opinioni personali, o della opposizione o critica del sistema politico esistente, o per solidarietà con coloro che si oppongono a questo sistema.” 

“Gli arresti politici e arbitrari nella West Bank e a Gaza sono scemati notevolmente dalla divergenza tra Fatah ed Hamas del 2007”, afferma il direttore della Commissione Indipendente per i Diritti Umani Farid al-Atrash, “ma sono ancora presenti, purtroppo, a causa della mancanza di responsabilità e per l’incapacità di far sì che altri rispettino la legge. La legge palestinese proibisce esplicitamente l’arresto di una persona sulla base della sua appartenenza politica e ideologica.” 

Il portavoce delle forze di sicurezza Adnan Dmeiri ha negato il fatto che la recente ondata di arresti da parte dell’Autorità Palestinese abbia implicato una qualsiasi portata politica. 

“I recenti arresti sono avvenuti in base a norme applicative della legge relativa al possesso di armi che potrebbero provocare il caos nella West Bank “, ha dichiarato giovedì alla Maan News Agency. Dmeiri ha continuato a dare la colpa ad Hamas di “disturbo della pace civile palestinese” con l’allearsi a “istigatori del caos.” 

Fuad Khaffash e Anees Harb, rispettivamente di Nablus e di Salfit, hanno annunciato il loro sciopero ad oltranza come protesta contro la loro detenzione politica. Questa non è la prima volta che i prigionieri politici hanno utilizzato lo sciopero della fame per ottenere la loro liberazione dagli otto centri di detenzione dell’Autorità Palestinese nella West Bank; all’inizio dell’estate, un piccolo gruppo di studenti dell’università di Hebron, che erano tutti sostenitori di Hamas o della Jihad Islamica, hanno iniziato uno sciopero della fame in solidarietà con i loro coetanei dietro le sbarre dell’Autorità Palestinese. 

Mohammad Abu Jneid, uno studente dell’università di Hebron nella West Bank, nel 2010 era stato arrestato dall’AP e condannato a un anno di carcere. Inspiegabilmente, la sua detenzione è stata rinnovata per un altro anno, nonostante i numerosi appelli per la sua liberazione da parte di organizzazioni per i Diritti. Abu Jneid ha protestato facendo lo sciopero della fame per 25 giorni. 

I compagni di studio Mohammad Sabarneh e Alaa al-Zaqaziq, che erano stati imprigionati all’inizio di quest’anno, hanno fatto uno sciopero della fame che è durato rispettivamente 41 e 48 giorni, per protesta contro la loro detenzione e per il fatto che l’Autorità Palestinese ha preso di mira gli studenti affiliati ad Hamas. 

Due giorno dopo che si erano svolte le elezioni studentesche del semestre primaverile presso la stessa università, le forze di sicurezza preventiva dell’AP hanno cominciato a perseguire e arrestare gli studenti affiliati al partito studentesco di Hamas, il Blocco Islamico

Il funzionario per i Diritti Umani Hamed Qawasme ha riferito che gli studenti hanno ritenuto che questi arresti siano avvenuti sulla base del loro lavoro e attivismo sindacale e non, come hanno sostenuto le forze di sicurezza dell’AP, in rapporto a motivi di sicurezza. 

“Le forze di sicurezza hanno sostenuto di aver arrestato gli studenti sulla base di capi di imputazione quali il possesso di armi da fuoco e non per motivi politici,” ha riferito Qawasme, ma non ha negato che gli studenti di Hamas siano sistematicamente perseguiti e presi di mira dall’AP. 

Alla fine del giugno 2012, gli studenti del Blocco Islamico hanno fatto un sit-in e, una settimana dopo, il 2 luglio, sei studenti hanno intrapreso uno sciopero della fame di 21 giorni per protestare contro gli arresti politici e in solidarietà con tre dei loro coetanei, precedentemente citati, imprigionati dall’AP che avevano già iniziato un proprio sciopero della fame. 

Maram Salem, un giornalista di Radio Alem con sede ad Hebron, ha riferito che gli arresti da parte dell’AP di membri delle fazioni rivali non sono rari. “Gli arresti politici sono diffusi in tutta la West Bank”, ha detto. “Un sacco di studenti affiliati ad Hamas ricevono minacce palesi o velate e finiscono sempre per essere convocati dall’AP per interrogatori, e vengono tenuti sotto sorveglianza da parte di agenti dell’AP.” 

Quando il governatore di Hebron Kamel Hmeid si è rifiutato di prendere in considerazione le richieste degli studenti per il rilascio di tutti gli studenti detenuti dall’AP, questi hanno fatto appello al ministro degli interni che ha firmato e dato loro un impegno scritto secondo il quale le forze preventive di sicurezza dell’AP non avrebbero arrestato o perseguito gli studenti per le loro attività politiche nel campus. Gli studenti hanno interrotto lo sciopero della fame, con uno che ha richiesto un immediato ricovero ospedaliero a causa di problemi renali insorti durante lo sciopero. 

Pochi giorni dopo, il rappresentante degli studenti in sciopero della fame Rami Rajoub, già detenuto dall’AP, è stato arrestato dalle forze di occupazione israeliane la notte del 26 luglio dopo che questi aveva fatto il suo ultimo esame. Sfortunatamente, anche questo modo di procedere del coordinamento di sicurezza, secondo il quale l’AP arresta e poi rilascia un palestinese solo per farlo arrestare da Israele poco dopo, o viceversa, è un’evenienza che si verifica abitualmente. 

“L’AP utilizza la scusa di arrestare e trattenere i palestinesi nelle proprie prigioni al fine di “proteggerli” dal venire imprigionati da Israele,” ha precisato Hamed Qawasme. “I familiari hanno risposto dicendo che preferiscono avere i loro figli nelle carceri israeliane piuttosto che in quelle dell’AP, e alcuni detenuti hanno perfino firmato un documento nel quale sostengono che correranno il rischio per ciò che riguarda un loro potenziale arresto da parte di Israele, e che l’AP li rilasci subito.” 

Per ciò che riguarda Alaa Sadeq, il suo avvocato ha presentato un ricorso per il suo immediato rilascio su cauzione. La famiglia Sadeq sentirà che cosa ne sarà di lui giovedì prossimo, dopo che la seduta del tribunale a suo riguardo era stata rinviata per ben due volte, e hanno esternato la propria rabbia nei confronti delle forze di sicurezza dell’AP. 

“Questa non è la prima volta che è stato arrestato dopo il suo rilascio del mese di giugno,” riferisca la sorella Mirvat. “Due settimane dopo il suo rilascio dal carcere israeliano è stato arrestato e interrogato dall’AP per due giorni per il suo “attivismo all’interno del carcere israeliano.” 

Addameer ha richiesto all’AP il rilascio immediato di tutti i prigionieri politici, e che venga interrotta la pratica degli arresti politici e delle smentite sulla sua responsabilità per tali arresti, oltre a porre fine alla repressione politica e la soppressione della parola che, secondo la dichiarazione fondativa, “mina le nostre libertà e la dignità collettiva e individuale.” 

(tradotto da mariano mingarelli)