Diario di Paola in Palestina – 12 ottobre
A un certo punto M. che guida l'auto, rallenta: la carreggiata è ristretta da bidoni. Passiamo davanti a una specie di guardiola, dove stanno due soldati palestinesi. La cosa stupisce me ma non M.. Gli chiedo cos'è: è un posto di blocco. Gli chiedo a che scopo, ma a questa domanda M. non sa che rispondere. Forse non lo sanno neanche i soldati, che sono lì, uno sdraiato, a guardare nel vuoto
Ad Arrashaida 6 aspiranti pazienti aspettano la Mobile Clinic. Circa la metà dei bambini sono a piedi nudi, degli altri buona parte porta scarpe troppo grosse.
Molti di quei cubi messi da Israele in sostituzione delle case distrutte. Pecore e capre.
M. ci tiene a mostrarmi il suo libro, Preventive Health Care, che immagino sia la base del suo corso di educazione sanitaria. Edito nel 1981, ha un timbro che ne indica la provenienza: l'ospedale Augusta Victoria, a Gerusalemme Est. E' un testo a contributi multipli, ed il primo citato è quello di un tal Ezra Amsterdam. Sulla cui provenienza ho pochi dubbi, e probabilmente pochi ne aveva anche chi ha comprato e tenuto il libro.
A Rawahin, oltre alle capre, galline, e qualche asino. La gente abita in baracche di lamiera.
I farmaci sulla Mobile Clinic sono in buona parte della TEVA, una ditta israeliana. Boicottare i prodotti israeliani dalla Cisgiordania è pressoché impossibile, perché toccherebbe non mangiare. Una categoria di prodotti israeliani invece non si trova proprio, e sono i giornali. Se non si va a Gerusalemme, Haaretz tocca continuare a leggerlo da internet. In altre parole, la popolazione boicotta quel che può, e cioè quel che adopererebbero i turisti
Mi faccio spiegare come funziona il sistema. Se si ha l'assicurazione sanitaria, la visita medica non si paga. Si pagano i farmaci (solo uno shekel per ciclo di trattamento - es. 5 giorni di antibiotico - al di sotto dei 3 anni di età, 3 shekel al di sopra). Se non si ha l'assicurazione sanitaria - nemmeno quella che il sistema dovrebbe riconoscere gratuitamente agli indigenti - tocca pagare la visita (10 shekel), e la Mobile Clinic in questo caso non può fornire i farmaci. Solo che il competente 'ministero' nella pratica non fornisce i certificati di assicurazione a chi non può pagarla, e i beduini riescono difficilmente ad accedere alla città.
Provo a suggerire alla medico una via d'uscita ' all'italiana': registrare i paziente come casi 'di emergenza', perché pure in questo caso non è previsto il pagamento. Ma non si può: il MoH ha stabilito che le Mobile Clinic forniscano solo cure di routine.
Nella pratica, a richiedere una visita a Rawahin sono in 12, ma la medico ne registra si e no la metà. Gli altri non hanno l'assicurazione, e, se registrati, dovrebbero pagare la visita.
Vengono a farsi visitare donne e bambini. Di uomini nemmeno l'ombra. Il capo progetto poi mi spiega che, perché vadano a farsi visitare gli uomini, occorre che gli ambulatori siano aperti alla sera, e cioè dopo che sono tornati dal lavoro. Ma intanto, le donne qui presenti paiono apprezzare il servizio. La medico vede un bambino con la tonsillite, una donna verosimilmente con la cistite (ma non siamo attrezzati per fare esami) e una diabetica (come sopra), un'intera famiglia verosimilmente con l'amebiasi (idem; in più, non disponiamo dei farmaci per curarla). Indica ad una donna con verosimile gestosi (ma non si possono fare esami...) di andare dalla ginecologa a Betlemme, ma ho qualche dubbio che questa segua le indicazioni.
Per 'lavarsi le mani' fra un paziente e l'altro c'è solo una bottiglia di alcool
La medico ha studiato in Polonia. Vorrebbe ottenere la specializzazione in ginecologia, ma non è riuscita a trovare un accordo con gli ospedali di Gerusalemme
Il sole scotta. Ci spostiamo nella scuola vicina, che è in container; comunque, più freschi della Mobile Clinic. Il preside e gli insegnanti ci spiegano che non hanno elettricità; vorrebbero mettere pannelli solari sul tetto.
A M. interessa che nella scuola si faccia educazione sanitaria, per un motivo a me incomprensibile dividendo uomini da donne, perché l'argomento 'caldo' è lavarsi le mani con il sapone.. Ma interviene il preside: "Com'è questa questione, se poi noi il sapone non l'abbiamo?" Ah....
Segue una lunga conversazione in arabo, di cui comprendo esattamente tre parole: Hamas, yahud e Goldstone. Mi viene in mente che, se progettassero ad alta voce di farmi del male, dovrebbero solo evitare le due parole che conosco, in rapporto a me: Paola e doktora. E verosimilmente non potrei neanche telefonare per chiedere aiuto al capo progetto, perché mi sa che qui non ci sia rete. Mah... in realtà l'unico pericolo che si percepisce realmente è quello della guida, per me spericolata, sulle strade.
All'uscita, chiedo a M. cosa si sono detti. Risponde che lì alcuni sono di Hamas, altri no, e che è stato un crimine seppellire il report di Goldstone. Poi aggiunge: "la regola dell'Autorità Palestinese è: stai zitto, e poi fai come vuoi".
Raggiungiamo la medico, che sta visitando in un ambulatorio in muratura. Le hanno portato un lattante con una diarrea grave. Spiega alla mamma che deve portarlo in ospedale a Betlemme, ma la risposta è negativa. Allora prova a spiegarle come somministrargli del bicarbonato, ma anche trovare questo è per la mamma un problema.
Un'altra mamma accompagna un bambino con la bronchite e una bambina con una probabile parassitosi. Non solo manca il sistema per accertarla: non disponiamo neppure del farmaco.
Sulla strada per Betlemme, una camionetta israeliana ferma appostata.
Si torna in ufficio. Un paio d'ore dopo arrivano i responsabili della ONG palestinese con cui qui il DiSvi lavora. Manca un certificato del 'ministero' degli interni per poter avere l'auto per l'educazione sanitaria di cui sopra. Una dei due sospira: "Eh, il ministero...". Provo a consolarla, dicendo che non è che in Italia gli uffici pubblici brillino per efficienza, ma non ho molto successo. Ripete: "Non c'è nessuno, a cui piaccia come lavorano"
Esco con il capo progetto per comprare generi alimentari. All'uscita del negozio, quattro ragazzini chiedono insistentemente l'elemosina