Diario di Paola in Palestina – 14 ottobre
Sempre M.: "Il ministero della sanità vuol mandare il suo staff per le vaccinazioni. Noi abbiamo il nostro staff". Lo riprende il capo progetto: "Noi lavoriamo, con il MoH. Non c'è una contrapposizione fra noi e loro". M. non è contento: "Una cosa è il DiSvi, un'altra il MoH".
Il capo progetto decide di correre il rischio, e di pagare il rinnovamento dell'edificio necessario per l'attività, in quel villaggio in cui Israele ha inviato un ordine di demolizione all'edificio medesimo.
Riunione con un medico dell'UNRWA, allo scopo di evitare una duplicazione dei servizi. E' un signore sui 60 anni, che pare parecchio scafato. Si informa su quali sono i gruppi di beduini di cui si occupa il Di-Svi, perché ce ne sono altri: vicino a Gerusalemme e vicino a Gerico. E' a Gerico, ci informa, che c'è the big disaster. E' molto critico delle varie ONG che lavorano qui: "Così, ho 100 padroni".
Racconta delle attività sanitarie dell'UNRWA, che non sono, come ritenevamo, prevalentemente destinate alla prevenzione: invece, l'UNRWA si dedica soprattutto alla terapia. Delle vaccinazioni, si occupa (come è ragionevole che sia) il MoH. L'UNRWA fornisce acido folico per i primi mesi di gravidanza e della diagnosi (e se possibile della terapia) delle varie anemie gravidiche. "Abbiamo trovato che gran parte della popolazione qui ha una carenza di vitamina B12" (e questo sarebbe da indagare, perché occorrerebbe trattarla prima di dare acido folico. Magari però questo è al di là delle risorse palestinesi).
Prosegue: "Esiste anche una Mobile Clinic del Holy Family Hospital, a Betlemme, che fornisce cure prenatali, gratuite, ai beduini".
Poi si toglie gli occhiali: "Ho una domanda, ma la faccio come persona, non come rappresentante dell'UNRWA. Perché lavorate con l'ombrello del MoH? Non potreste sceglierne un altro?"
"Qual è, secondo lei, quello migliore?" gli chiedo, pensando che si riferisca a una ONG palestinese. Ma la sua risposta mi spiazza: "Ma il vostro del Di-Svi, no?". E questo, dopo tutto il male che ha nominato a proposito dei suoi '100 padroni': evidentemente, per lui il MoH è peggiore della conseguente inevitabilità di aggiungerne un centounesimo.
Il nostro, per niente convinto, ribatte: "Qui ci sono il Medical Relief e la Union of Health Work Committees. Il Medical Relief fa pagare 3 shekel per la visita e 1 per i farmaci: è diverso dal MoH". Quindi al Medical Relief è indifferente che il paziente abbia o meno l'assicurazione sanitaria. Continua, rivolto al capo progetto: "La popolazione palestinese è povera. A Gerico, Israele distrugge le case. Gli israeliani hanno la lingua biforcuta: dicono una cosa e ne fanno un'altra".
(Ha detto "Israelis", non "Jews" o "yahud". Dev'essere perché è laureato. Per la popolazione in genere, yahud significa israeliani. Sarà per questo che, anche qui dove lavoro, pur avendomi identificata come tale, finora non mi hanno messo le dita negli occhi (o peggio). La parola è la stessa, ma (per fortuna) pare che mi abbiano fatto rientrare in una diversa categoria, più innocua).
Prosegue, rivolto a me: "Ieri, alla televisione di al Arabya, ha visto cos'ha detto la Turchia?". Non guardo la televisione a casa, figurarsi qui, ma azzardo: "Che non vuole fare esercitazioni militari con Israele". E lui: "Erdogan ha riferito di aver incontrato Olmert il giorno prima dell'attacco a Gaza, e che questi ha parlato di tutto, fuorché di cos'aveva in programma. Ora dicono 'due stati', e noi ci speriamo; ma intanto espandono le colonie. Le ha viste, con i caravan che poi vengono sostituiti da case definitive?"
Il capo progetto è tornato nel suo ufficio. Il medico dell'UNRWA, alzandosi per andar via: "Lui dice 'sostenibilità', ma, per me, voi siete qui per aiutare la popolazione palestinese: e fate quello, no? Per quel che accadrà dopo, dateci la Palestina, che al resto ci pensiamo noi".
Pare ragionevole. E chissà se nella sua testa (nella mia di sicuro sì) il 'lingua biforcuta' allude a quel che è stato fatto ai pellirosse: con parole melliflue chiusi in riserve senz'acqua, per espandere i possedimenti di chi proveniva dall'Europa, e riteneva che quella fosse la "terra promessa" a loro
Incontro (finalmente) Mi... "E' un bene che tu sia qui", sostiene. "Così ti rendi conto di come funzionano le cose. Di come i palestinesi non vadano d'accordo fra di loro, di come i vari ministeri palestinesi si facciano la guerra..." "Eh?" "Ma sì.. La maggior parte dei fondi vanno per la sicurezza... per garantire la sicurezza di Israele, cioè. E poi alla corruzione. Della sanità e della scuola non gliene importa niente a nessuno, e per quello restano le briciole; e per quelle briciole litigano". Ah...
Non è che io non sapessi dell'arrivo di Flavio Lotti a Gerusalemme, ma ho preferito rimanere al DiSvi per l'incontro con il medico dell'UNRWA. Mi. ha la registrazione del discorso di Lotti, e così, ascoltandola, so di non aver perso nulla. Sintesi di un discorso in sé breve, ma pur sempre troppo lungo, perché vuoto: 'per la pace' e 'per Obama'. Sì, va bene: ma sul piano pratico, che fare qui e ora, con Israele che espande le colonie? Silenzio.
Mah.... Il problema è che questo viaggia con la sponsorizzazione degli Enti Locali; ed è su questo vuoto che questi 'costruiscono'. E così poi finisce che 'per la pace' si finanzia il centro Peres, etc. etc.
Ma al convegno c'è passato invece il capo progetto: "Ha parlato una di Peace Now, dicendo che si deve sostenere Kadima! perché così si va con il consenso della maggioranza degli israeliani. E che è interesse dello stato di Israele avere uno stato palestinese, perché così si mantiene uno stato ebraico".
"E vedi cosa stiamo a fare qui", gli rispondo: "a costruire lo stato palestinese, per far felice Netanyahu". Fraintende, pensando che io parli del giro di Lotti anziché del sostegno al MoH, e ribatte "Mah, a qualcosa è servito.
Anche se poi Bassoli è intervenuto a frenare, a dire che non si deve boicottare Israele, etc..; intanto l'israeliano sul BDS l'hanno sentito.
Telefona B.: "Lo sai che Neta ha un'altra bambina? Ora ha tre settimane". Ecco un'israeliana ebrea che vive a Ramallah, e che non solo non incontra problemi, ma pure riesce a mettere al mondo tre bambini, sempre stando lì. Forse potrei cercare di avere un po' meno paura. Anche mio padre non mi telefona più tutti i giorni: forse ha capito che per ora non mi uccidono.